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LEGGE ELETTORALE/ Calderoli: vi svelo il trucco dei partiti per tenersi il Porcellum

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Roberto Calderoli (Infophoto)  Roberto Calderoli (Infophoto)

L’obiezione sollevata presso la Corte è irricevibile. Nasce, infatti, dall’iniziativa di un singolo cittadino il cui ricorso, in primo e in secondo grado è stato respinto, ma accolto in Cassazione. Si dà il caso che la nostra Costituzione preveda l’accesso diretto alla Consulta esclusivamente nel caso in cui il governo ritenga che una Regione abbia legiferato in materie eccedenti le proprie competenze o nel caso in cui una Regione ritenga che una legge dello Stato leda la sua sfera di competenza. Se passasse il principio in base al quale un singolo cittadino può adire la Corte, avremmo una totale paralisi del sistema giudiziario. Peraltro, ci si dimentica che i giudici supremi già in passato si sono espressi negativamente sul referendum per abrogare la legge elettorale.

 

Ci spieghi.

La Corte ha già respinto i quesiti, dichiarandoli illegittimi, perché avrebbero determinato un vuoto normativo rispetto ad una legge obbligatoria. La Corte, inoltre, fece presente che la legge elettorale, nel caso fosse stata bocciata, non sarebbe diventata incostituzionale dall’istante della bocciatura stessa in avanti, ma fin dalla sua origine. In sostanza, il sistema elettorale si sarebbe dovuto ritenere illegittimo da sempre.

 

L’ipotesi, quindi, che effetti potrebbe sortire?

L’incostituzionalità della legge determinerebbe l’illegittimità dei Parlamenti di tre legislature consecutive, di tutte le leggi che hanno approvato, delle due elezioni del presidente della Repubblica e pure della Corte costituzionale stessa, la cui composizione è nata, in parte, da quei Parlamenti dichiarati illegittimi.

 

Mettiamo, per astratto, che la Corte dia un’indicazione generica di abolizione del premio di maggioranza.

A quel punto, saremmo "cornuti e mazziati". Avremmo un proporzionale puro. Ma con le liste bloccate. Peggio della Prima Repubblica.

 

Lei cosa propone?

Tutti propongono il ritorno al Mattarellum ma, in realtà, nessuno ipocritamente lo vuole. Che escano allo scoperto: noi abbiamo fatto presente che è sufficiente un articolo di due commi per abolire la legge vigente a tornare a quella precedente. Magari, con alcuni correttivi, quali l’introduzione dei collegi uninominali e l’eliminazione dello scorporo che, nelle passate legislature, congiuntamente al fenomeno delle liste civetta, determinò una condizione tale per cui non si era riusciti a raggiungere il plenum delle Assemblee.

 

(Paolo Nessi)



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