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VOTO DI FIDUCIA/ Polito: Renzi "usa" Letta per farsi le riforme

Pubblicazione:mercoledì 11 dicembre 2013

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

E’ presto per dire se Renzi sosterrà Letta fino al 2015, ma di certo non lo farà cadere subito. Andare a votare ora significherebbe farlo con la “legge-spezzatino” che ci rimane dopo il “taglia e cuci” della Corte costituzionale. Si andrebbe a votare con una legge proporzionale, in cui Renzi prenderebbe solo la percentuale di seggi corrispondente ai voti popolari. Anche arrivando al 35% dei voti, Renzi avrebbe soltanto un terzo dei parlamentari e dovrebbe trovare alleanze per almeno un altro 15%, mettendosi nelle mani di quanti dispongono di questo potere di coalizione. Salterebbe così l’intera impostazione politica di Renzi, che è bipolare e maggioritaria. Lo stesso Renzi ha dovuto prendere atto di questo insieme di fattori, affermando che “la sfiducia al governo Letta non è all’ordine del giorno”.

 

In che modo Renzi affronterà il passaggio delle riforme istituzionali e della legge elettorale?

Il primo prodotto della sentenza della Corte costituzionale, dell’uscita di Forza Italia dalla maggioranza e della vittoria di Renzi è che la modifica dell’articolo 138 della Costituzione finirà in un cassetto. Al suo posto il governo presenterà un disegno di legge costituzionale per abolire il bicameralismo. Renzi vuole che ciò avvenga abolendo del tutto il Senato, e lasciando in piedi solo un’assemblea non elettiva composta dai presidenti delle Regioni e dai sindaci delle grandi città. Quagliariello immagina invece un Senato elettivo di 200 membri privato dei poteri di fiducia al governo.

 

Ritiene che per approvare la legge elettorale si debbano attendere le riforme costituzionali?

No. In un primo momento si immaginava che tra le riforme costituzionali ci potesse essere anche il cambiamento della forma di governo, per esempio con un premierato forte, un cancellierato, un presidenzialismo o un semipresidenzialismo. Se si fosse continuati su questa impostazione sarebbe stato sensato decidere prima la forma di governo e poi la legge elettorale. Ma avendo ormai rinunciato tacitamente a un’ambizione così grande dopo l’uscita di Berlusconi dalla maggioranza, non ha più senso aspettare le riforme costituzionali per fare la legge elettorale. A questo punto non c’è motivo per indugiare oltre, e il Parlamento deve solo scegliere tra due differenti modi di procedere.

 

Quali?

Da un lato Renzi preferirebbe prendere in mano la partita personalmente, contattando tutte le forze parlamentari e cercando di trovare un’intesa in Parlamento a cominciare dalla Camera. Se non trovasse un’intesa, l’ipotesi del neo-segretario del Pd è di fare approvare comunque una legge alla Camera e poi portarla al Senato, minacciando le elezioni anticipate qualora Palazzo Madama dovesse votare no.

 

Quale alternativa ci sarebbe a questo modo di procedere?

Un’altra scuola di pensiero prevede invece che siano i partiti a fare il primo tentativo, e se questo non dovesse riuscire dovrebbe essere la maggioranza a presentare la sua proposta.

 

Dove sta la differenza di fondo tra queste due impostazioni?

La differenza di fondo è che se la legge elettorale la fa la maggioranza questo vuol dire che il governo prosegue, mentre se ad approvarla fosse una maggioranza diversa da quella di governo è molto difficile che dopo averla fatta Letta non cada.

 

(Pietro Vernizzi)



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