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BEPPE GRILLO/ Napolitano incompatibile con la Costituzione, si dimetta

Beppe Grillo torna all'attacco di Giorgio Napolitano, di cui chiede ancora una volta le dimissioni. "Si è totalmente smarrito il senso della misura al Quirinale", scrive il leader M5S

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Beppe Grillo torna all’attacco di Napolitano, chiedendo ai partiti di riflettere sulle eventuali dimissioni del Capo dello Stato. "Il precipitare della grave questione costituita dai comportamenti sempre più abnormi e inquietanti del Presidente della Repubblica non è che l’ultimo anello della spirale involutiva che sta stringendo il Paese”, scrive sul suo blog il leader del Movimento 5 Stelle, secondo cui siamo “drammaticamente lontani” da un “quadro istituzionale e politico profondamente rinnovato, capace di garantire, attraverso una limpida dialettica democratica, scelte chiare e azioni efficaci”. La responsabilità è soprattutto della “sordità mostrata negli anni e nei mesi scorsi dai maggiori partiti di governo di fronte all’esigenza di riformare il sistema e di contenere così l’onda delle reazioni di insofferenza e di rigetto che andava montando nell’opinione pubblica”. Quello che più si è perso, aggiunge l’ex comico genovese, è “il senso della misura al Quirinale”, tanto che “oggi va sollevata una questione di incompatibilità tra l’aggressivo ruolo politico di parte assunto dal Presidente e la funzione attribuita dalla Costituzione al Presidente della Repubblica, tra un esercizio esorbitante dei poteri presidenziali e la permanenza in quella carica”. Riflettano quindi “tutti i partiti” sul modo di porre questa “che può configurarsi come una questione politica di dimissioni del Capo dello Stato: non si copra, nessuno, con l’alibi che rischia di diventare il problema dell’iniziativa di messa in stato di accusa annunciata, ma non ancora formalizzata”. Vanno poi “affrontate anche altre questioni spinose sollevate dai comportamenti del Presidente della Repubblica, come quella delle regole per l’accesso alla televisione pubblica, e quella dell’inquadramento istituzionale dei servizi di sicurezza”. Secondo Grillo, il peggio “sarebbe lasciar cadere queste occasioni, eludere ogni questione, favorire una lunga e ambigua polarizzazione sul caso dell’incriminazione del Presidente ai sensi dell’articolo 90 della Costituzione, far marcire insieme esigenze di riforma del sistema politico ed esigenze di profondo rinnovamento nel governo del Paese. Facendo scorrere così i prossimi mesi, si giungerebbe alle elezioni con un Paese stremato".

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