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SCENARIO/ Folli: patto Renzi-Letta-Napolitano

Il Quirinale (Infophoto) Il Quirinale (Infophoto)

Sì, questo patto nella sostanza c'è, va un po' definito meglio, ma c'è. E il discorso di Letta è quello di chi, con prudenza, perché è lo stile suo, sta su questa linea. Quella di chi deve produrre risultati in poco tempo per dare credibilità alla maggioranza e presentarsi alle elezioni europee tra pochi mesi con un bilancio accettabile.

Da oggi dunque la maggioranza è più solida?
Sì, perché l'elemento Renzi, che fino a domenica era il fattore del grande scompiglio, sembra intenzionato a muoversi con una certa saggezza e con l'idea di rafforzare la maggioranza alla ricerca di risultati tangibili.

Di nuovo rispetto a qualche giorno fa c'è la pressione della piazza.
È l'altro parte del campo da gioco. Sta prendendo una connotazione eversiva.

Perché Berlusconi ha rinunciato a incontrarli?
Perché si è reso conto della china che sta prendendo la cosa. Come sempre, un conto è quello che Berlusconi dice, un altro quello che fa. Ha capito che un partito come il suo non può mettersi a far concorrenza a Beppe Grillo e spalleggiare i Forconi.

Per le riforme c'erano due strade. O fare subito una legge elettorale, oppure prendere una via più lunga che passi per la riforma della Costituzione. Perché Letta ha scelto la seconda?
Perché la legge elettorale deve necessariamente tener conto del quadro costituzionale. Non possiamo avere una legge maggioritaria in presenza di un impianto proporzionale, o una riforma che dà maggiori poteri al premier, in un quadro di presidenzialismo, e poi ritrovarci con un assetto mancante nel sistema dei controlli. Le due cose vanno insieme.

L'altra ipotesi è andare al voto con ciò che resta dopo la sentenza della Consulta. E' pur sempre un sistema proporzionale. La strada è del tutto esclusa secondo lei?
Ma Renzi ha già detto di non voler andare a votare col proporzionale. Non avrebbe nessuna chance di riuscire a governare. Una legge che si uniformi alla sentenza della Consulta si può fare anche subito, evitando il problema delle riforme costituzionali, ma poi non serve a nulla e per Renzi suonerebbe come una sconfessione politica.

Per fare le riforme costituzionali ci vuole però un accordo ampio. Si può trovare?
Se c'è un accordo sulla legge elettorale e su alcune riforme di fondo, io credo che un accordo con l'opposizione o parti di essa lo si possa trovare.

Beppe Grillo si chiamerà fuori?