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LEGGE ELETTORALE/ Quagliariello: se Renzi vuole il voto non si nasconda dietro Berlusconi

Pubblicazione:venerdì 13 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 13 dicembre 2013, 13.21

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Il lavoro dev'essere fatto in parallelo. Prima occorre dire con chiarezza che Camera e Senato non faranno più le stesse cose, perché la camera politica sarà una sola, poi bisogna mettersi d'accordo sul nuovo numero dei parlamentari: se non sappiamo questo, come facciamo a fare una legge elettorale? Diversamente, si dica senza ipocrisie che vogliamo una legge elettorale per andare a votare subito.

Renzi è tornato ad alzare la posta. Potrebbe volere subito una legge elettorale e poi le riforme.
Allora deve dire, senza prendere in giro gli italiani, di voler andare a votare, e smettere di dire che c'è qualcuno che non vuole fare le riforme. Io non penso che Renzi abbia questa intenzione; se fosse vera, dovrebbe assumersene poi la responsabilità. E comunque, lo porteremmo noi a farlo.

A proposito di legge elettorale, lei quali ipotesi vede all'orizzonte?
Le leggi elettorali possono indurre gli elettori a votare secondo una dinamica bipolare, cercando di agevolarla, ma non possono crearla. Non possono diventare strumenti di ortopedia sociale. Se un paese è diviso in tre poli del 33 per cento, non è che la legge elettorale può creare un bipolarismo coatto. Detto questo, vedo sostanzialmente due strade.

Cominciamo dalla prima.
La prima ipotesi è una legge elettorale che intervenga sul premio di maggioranza. A questo proposito varrebbe la pena aspettare le motivazioni della sentenza della Consulta, ma ipotizziamo che si possa manipolare la rappresentanza con un premio del 15 per cento. Sarebbe un premio di governabilità nel caso in cui la coalizione vincente è andata sopra il 35 per cento. Diversamente, potrebbe essere un premio che agevola la formazione di un governo nel caso in cui quella coalizione si fermi sotto il 30, come nel caso delle ultime elezioni. Questa è la prima strada.

E la seconda?
Se la sera delle elezioni si vuol sapere chi governa, allora si fa il doppio turno di coalizione, eleggendo il cosiddetto "sindaco d'Italia". Al secondo turno si confrontano i due candidati delle coalizioni che hanno preso più voti e chi vince prende un premio che lo porta oltre il 50 per cento. Ovviamente questa seconda strada presuppone modifiche della forma di governo, perché il primo ministro viene di fatto designato direttamente dal voto popolare.

Questa strada richiede però un accordo politico più forte.
Io credo che, vista la gravità della situazione e anche la coraggiosa operazione che abbiamo fatto noi del Nuovo centrodestra per tenere insieme il governo, non sia troppo pretendere che su questo pacchetto si faccia un accordo di maggioranza. Poi lo si sottopone alle altre forze politiche, e nel momento in cui arrivano utili suggerimenti, li si accoglie, cercando di allargare la platea di coloro che sostengono la riforma.

Cosa dovrebbe diventare il Senato?


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