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Politica

PD E CGIL/ Cofferati: caro Renzi, "liberati" del sindacato

Secondo SERGIO COFFERATI, è normale che la linea dei sindacati (Cgil su tutte) non collimi con quella del Pd. E aggiunge: "Il Partito democratico deve avere un proprio orientamento"

Sergio Cofferati (Infophoto)Sergio Cofferati (Infophoto)

Matteo Renzi è il nuovo Segretario del Partito Democratico. Tra i tanti punti del suo programma, in materia di lavoro, ha lanciato un monito ben chiaro ai sindacati che, secondo lui, “devono cambiare”, dicendo ben chiaro come il suo partito (e lui su tutti) non si farà certo dettare la linea dalla Cgil. Insomma, per cambiare verso all’Italia (per utilizzare il suo stesso slogan), devono cambiare verso anche gli stessi sindacati. Cgil in primis. Susanna Camusso non è andata a votare alla Primarie e i rapporti con il neo-segretario sono freddi. Il leader della Fiom, Maurizio Landini, pur con qualche riserva, sembra maggiormente predisposto al dialogo con il “rottamatore”, sostenendo come lui stesso abbia più volte sottolineato la necessità di un rinnovamento e di una riorganizzazione dei sindacati. Per cercare di capire come si evolverà il rapporto tra i sindacati e il nuovo Pd di Matteo Renzi abbiamo contattato Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil dal 1994 al 2002, ex sindaco di Bologna ed Europarlamentare Pd.

Renzi ha detto chiaramente che non si farà dettare la linea dai sindacati che, come il Pd, “devono cambiare”. Come si evolveranno i rapporti?

Io credo che non ci saranno novità nei rapporti tra il Partito Democratico e i sindacati. Le dinamiche resteranno quelle di sempre. I sindacati confederali hanno nell’autonomia - dalle imprese, dai partiti e dai governi - il tratto fondamentale del loro operato. Quindi, sulla base di questo, i sindacati si confronteranno (come hanno sempre fatto) con tutti, Pd in testa.

Le linee però non sembrano collimino troppo.

È normale, a seconda delle questioni, che un sindacato sia più o meno in linea con il proprio interlocutore. È una costante che si ripresenterà anche in questa circostanza. Insomma, non vedo niente di strano. E aggiungo…

Prego.

Da oltre vent’anni all’interno, per esempio, della Cgil si è superata l’organizzazione fatta da componenti di partito (socialisti, comunisti ed extraparlamentari). La Cgil ha di fatto adottato il modello degli altri sindacati europei. C’è un programma fondamentale che unifica tutti e poi di volta in volta il Congresso stabilisce qual è la maggioranza sulla base di documenti che vengono presentati e discussi.

La Camusso è sembrata molto fredda nei confronti di Renzi e ha prospettato un’evoluzione della Cgil. Come leggere la cosa? Ammorbidimento o (ulteriore) irrigidimento?

Ma no…La Cgil ha il Congresso l’anno prossimo e credo che come sempre, come detto, saranno presentati dei documenti che definiranno la sua linea. La questione è un’altra…

Quale?

Ci sono due punti distinti che vanno tenuti in considerazione.

Il primo?

In primis l’importanza dell’esistenza delle organizzazioni dei lavoratori. E io credo che i sindacati confederali siano molto importanti in ottica di prospettive future.

Perché?

Perché la dimensione confederale è quella che meglio può organizzare le vastissime e variegate tipologie del lavoro moderno. I sindacati di categoria non sono ugualmente efficaci. Insomma, il sindacato è un luogo di rappresentanza sociale molto rivelante: se i partiti mettessero in discussione questa importanza commetterebbero un errore.

Il secondo punto?


COMMENTI
13/12/2013 - Un'altra cariatide (luciano dario lupano)

Eccolo di nuovo, Lui che era il Re del NO!! Rappresentanza importante, quale? Quella dei Pensionati? Comincino a difendere il Lavoro vero e non il parassitismo politicante, a pubblicare bilanci trasparenti e quindi potranno veramente essere all'altezza della situazione e non delle solite chiacchere!