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STOP SOLDI AI PARTITI/ 2. Il giurista: una buona legge che fa male a Beppe Grillo

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Se il Parlamento convertirà in legge tale provvedimento d'urgenza – e dato il contesto politico, economico-finanziario e sociale, questa eventualità appare fortemente probabile – nel prossimo futuro le parti politiche dovranno mutare in modo consistente i loro costumi sul fronte del finanziamento. Non dovranno accontentarsi di competere per accedere alle istituzioni rappresentative – unica condizione che è ora richiesta per usufruire del finanziamento pubblico – ma dovranno confrontarsi in modo concorrenziale per reperire le risorse che si rendono disponibili nel mondo degli interessi rappresentati. 

La stessa forma del partito è destinata a mutare, spostandosi dall'asse della rendita di posizione in corrispondenza alla collocazione sull'orizzonte delle preferenze politiche dei cittadini votanti, a quello della concreta rispondenza a specifiche richieste di politiche pubbliche che provengono dai soggetti – singoli individui o realtà associate − che chiedono di vedere accolte le rispettive istanze. In breve, con l'adozione di questo canale di finanziamento il pluralismo partitico e il pluralismo sociale tenderanno a intrecciarsi in modo sempre più stringente, così producendosi, anche su questo fronte, uno degli esiti – peraltro piuttosto tardivo – del crollo degli schieramenti ideologici che erano alla base del nostro sistema partitico sino agli anni Ottanta del secolo scorso. 

Circa poi la fonte di finanziamento costituita dal 2 per mille dell'Irpef, al di là delle possibili difficoltà di implementazione di tale metodo, anche in questo caso i partiti dovranno competere nella richiesta del consenso nel momento stesso in cui ciascuno definisce annualmente il proprio rapporto fiscale con lo Stato. Sul punto va rilevato che questo innovativo aspetto del finanziamento ai partiti potrebbe condurre a considerare con una qualche attenzione un fatto che nell'esperimento fallito del 1997 era di scarso rilievo, cioè la sempre più evidente non coincidenza tra la soggezione fiscale – che riguarda anche gli stranieri che vivono e operano nel territorio nazionale − e il vincolo di cittadinanza che connota il sistema della rappresentanza politica. 

In ogni caso, i partiti saranno sottoposti a una sorta di sondaggio annualmente ripetuto sullo stato del rispettivo consenso popolare, seppure si tratterà di un sondaggio notevolmente post-datato in termini di conoscenza pubblica dei dati del consenso ottenuto rispetto al momento dell'indicazione da parte dei cittadini. In definitiva, la nuova normativa impone da subito ai partiti di prepararsi a questa sorta di doppia sfida: solo chi saprà affrontare queste due prove cruciali sia nei rapporti con il pluralismo sociale che nel momento essenziale dell'imposizione tributaria, potrà sopravvivere.  

Qualche parola poi sul fatto che la disciplina introdotta con il decreto-legge comprende una sostanziosa e penetrante regolamentazione dei partiti politici, intendendosi così dare – finalmente, possiamo aggiungere − una prima attuazione al dettato dell'art. 49 Cost., e nello stesso tempo assicurando ai partiti quelle condizioni minime di democraticità interna che sinora in molti casi sono apparse assai evanescenti. 


COMMENTI
15/12/2013 - MA CHI SE LA BEVE! (Alberto Speroni)

STESSA PRESA IN GIRO DELL'IMU! PS: HO LA NAUSEA DELLE TASSE CHE SI ABBASSANO E PAGO INVECE DI PIU'! IL DENARO COME IL POTERE E' UNA DROGA E NON NE POSSONO FARE A MENO. CI PRENDONO IN GIRO POSTICIPANDO IL PIU' POSSIBILE LA LORO FINE!