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STOP SOLDI AI PARTITI/ 2. Il giurista: una buona legge che fa male a Beppe Grillo

Pubblicazione:sabato 14 dicembre 2013

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Quasi con un colpo di teatro il Governo è intervenuto con un decreto-legge sul tema del finanziamento dei partiti. L'esecutivo ha anticipato il Parlamento approvando un provvedimento che, sulla base di quanto oggi reso noto, recepisce sostanzialmente il testo del disegno di legge approvato lo scorso 16 ottobre dalla Camera dei deputati e attualmente all'esame del Senato. Non vi sarebbe compresa, perché vietato dai principi che delimitano la decretazione d'urgenza, soltanto la delega al Governo per il riordino della materia. Ma si tratta di una questione tutto sommato di natura tecnica e che, applicando una prassi talora invalsa, potrebbe essere agevolmente risolta con un emendamento in sede di conversione in legge. 

Il provvedimento d'urgenza, in estrema sintesi, abolisce l'attuale disciplina che, in spregio alla volontà espressa nel referendum popolare del 1993, aveva sinora dissimulato sotto la voce del "rimborso" delle spese un vero e proprio finanziamento pubblico ai partiti e ai movimenti politici presenti nelle assemblee rappresentative. 

Il fraudolento sviamento della volontà popolare in materia di finanziamento dei partiti è stato uno dei temi ricorrenti nella discussione pubblica sempre più conquistata dalle pulsioni della cosiddetta antipolitica. Abolire un sistema inviso ai cittadini è insomma un atto lodevole cui peraltro le stesse forze politiche sembravano ormai rassegnate, come era stato dimostrato dall'approvazione del testo in questione da parte della Camera. È tuttavia evidente che nessuna democrazia può funzionare senza partiti e che i partiti, per poter esistere, da qualcuno devono pur ricevere finanziamenti. Ed è evidente che questo problema non può essere eluso dal legislatore, ma al contrario va affrontato con nettezza se non si vuole subordinare la politica al sostegno oscuro e corrosivo di interessi per lo più occulti o devianti. 

Così, la strada adesso imboccata è quella già seguita in altri ordinamenti in cui si favorisce fiscalmente il finanziamento privato che viene regolamentato in modo da garantirne trasparenza ed evitare improprie distorsioni. In tal senso si sono stabilite consistenti forme di agevolazione fiscale per le erogazioni liberali. Forse, in sede di conversione, si potrebbe integrare la disciplina del decreto-legge in modo da evitare eccessive sperequazioni nelle disponibilità finanziare, soprattutto in coincidenza con le campagne elettorali. 

Al tempo stesso si è introdotta una nuova forma di finanziamento pubblico, stavolta collegata alla diretta indicazione dei contribuenti che decidano in sede di dichiarazione dei redditi di destinare a un determinato partito il 2 per mille della "propria" Irpef. In tal modo si è richiamato un sistema già previsto da una legge del 1997 (allora si trattava del 4 per mille), ma che poi era rimasto inattuato e quindi soppresso. È apprezzabile il fatto che per questa nuova tipologia di finanziamento siano previsti tetti massimi (che crescono progressivamente per i prossimi tre anni in corrispondenza alla progressiva riduzione dell'erogazione derivante dall'attuale meccanismo di finanziamento), e che l'attribuzione delle somme avvenga soltanto sulla base delle dichiarazioni espresse.


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COMMENTI
15/12/2013 - MA CHI SE LA BEVE! (Alberto Speroni)

STESSA PRESA IN GIRO DELL'IMU! PS: HO LA NAUSEA DELLE TASSE CHE SI ABBASSANO E PAGO INVECE DI PIU'! IL DENARO COME IL POTERE E' UNA DROGA E NON NE POSSONO FARE A MENO. CI PRENDONO IN GIRO POSTICIPANDO IL PIU' POSSIBILE LA LORO FINE!