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SCENARIO/ 2. Sacconi: lavoro e giustizia, così "sfidiamo" il Pd di Renzi

Con l’elezione a segretario di Matteo Renzi, il Partito democratico potrebbe portare una ventata di riformismo, anche in tema di lavoro. Ne abbiamo parlato con MAURIZIO SACCONI

Maurizio Sacconi (Infophoto) Maurizio Sacconi (Infophoto)

Il Pd in questi ultimi vent’anni è stato piuttosto conservatore, poco incline alla matrice che lo dovrebbe contraddistinguere in quanto partito di “sinistra”: il riformismo. Ma ora la musica sembra cambiare… Matteo Renzi sarà capace di restituirà al Pd spirito e operatività riformista? «Non lo so», esordisce in questa intervista a ilsussidiario.net Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione Lavoro e capogruppo al Senato per NCD. «Bisogna fare la prova del budino, con particolare riguardo ai temi che più hanno connotato il carattere conservatore della sinistra italiana».

 

In quali ambiti la sinistra è stata maggiormente conservatrice?

Mi riferisco soprattutto al lavoro e alla giustizia. E noi saremo molto attivi su questi temi, con la speranza di produrre finalmente cambiamenti significativi condivisi e come tali sostenibili nel tempo.

 

Il populismo e la demagogia non rischiano oggi l’isolamento politico?

Come in tutti i tornanti della storia, il peggioramento della condizione di vita e delle aspettative di molti genera malcontento e offre spazio a coloro che lo amplificano per un cinico disegno di potere. Alla demagogia non basta tuttavia opporre la ragione, perché la proposta alternativa a coloro che si limitano a sfruttare il malessere sociale deve essere capace di scaldare i cuori e offrire speranze.

 

Susanna Camusso ha in questi giorni dichiarato che “di scioperi generali ne abbiamo già fatti molti, ora bisogna sperimentare forme di protesta non esclusive”. La Cgil sarà capace di cambiare?

Dobbiamo augurarcelo, anche se, ai fini dello stesso cambiamento del sindacato, è importante che la politica sappia assumere le decisioni in cui crede non necessariamente avendo garantito il consenso di corpi sociali, i quali a loro volta non sempre sono in grado di organizzarlo. L’ascolto dei decisori è importante, ma non al punto da accettare il veto delle rappresentanze sociali.

 

In Italia gli indici di disoccupazione giovanile sono altissimi dagli anni ‘80, a parte il periodo 2003-2008 siamo sempre stati oltre il 30%. Cosa deve fare oggi la politica davanti a questo disastro per i giovani e per il Paese intero?

Le innovazioni tecnologiche concorrono certamente a bruciare lavori vecchi, ma ne aprono di nuovi. Un’elevata intensità occupazionale dipende dal costo indiretto del lavoro e per certi versi ancor più dalla regolazione che leggi e contratti producono. Dopo i disastrosi effetti della Legge Fornero dobbiamo decidere presto una sua deregolazione in modo da incoraggiare la propensione ad assumere in un tempo di aspettative incerte e con forti pressioni competitive. Ascoltiamo bene le ragioni degli imprenditori.

 

Lavorare sull’incontro domanda-offerta e sui canali “formali”; sostegno al reddito e politiche attive; idee nuove per la previdenza per generazione tra i 30-40 anni; contratto unico a tempo indeterminato “flessibile”. È d’accordo con le proposte del nuovo Pd?