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IL CASO/ Dove ci porta il "nuovo" Pd di lotta e di governo?

Matteo Renzi all'Assemblea Pd ieri a Milano (Infophoto) Matteo Renzi all'Assemblea Pd ieri a Milano (Infophoto)

Il premier ne è perfettamente cosciente, ma per il momento non può che fare buon viso a cattivo gioco e dire che devono sparire i retroscena relativi ai rapporti fra loro due, ribadendo che le battaglie si vincono solamente con l'unità.

Il vero banco di prova sarà quindi subito dopo Natale. Si vedrà allora se Letta e Renzi sapranno fare gioco di squadra nello scrivere il patto per il 2014 che dovrà legare l'azione della maggioranza. A entrambi sembra essere ormai venuta a mancare la possibilità di trovare una sponda su singoli temi con il Movimento 5 Stelle, a sua volta alle prese con la concorrenza sfrenata di altre formazioni politiche su temi che i Grillini consideravano come loro esclusivo terreno di caccia. Sull'Euro-scetticismo, ad esempio, è ormai evidente la concorrenza tanto di Forza Italia, quanto della nuova Lega targata Matteo Salvini, incoronato segretario dal congresso straordinario di Torino al grido: "l'euro è un crimine contro l'umanità". 

Persino sulla rinuncia al finanziamento pubblico dei partiti Grillo ha trovato inattesi concorrenti in Alfano e nel Nuovo Centro Destra che sfidano tutti, compreso Renzi, all'immediata rinuncia ai soldi pubblici. Per il neonato partito è facile, essendo escluso dalle sovvenzioni, ma il segnale sembra rendere chiaro che ormai tutti giocano a tutto campo, invadendo senza timori anche gli spazi altrui.

Il 2014 si apre quindi all'insegna della massima incertezza, con un quadro politico debole e fragile, che potrebbe crollare da un momento all'altro. Probabilmente sarà nella trattativa sulla legge elettorale che si capirà se l'attuale tregua sarà in grado di consolidarsi e reggere. A Renzi anche Napolitano ha chiesto di non terremotare la maggioranza nelle trattative, ma il sindaco non è parso del tutto convinto. Ha assicurato che si tenterà per prima un'intesa con i partners di governo. Ma lo spostamento della discussione dal Senato alla Camera non lascia presagire nulla di buono. A Montecitorio al Pd basta il sostegno di Sel per fare a meno degli alleati e approvare un testo da cui poi al Senato sarebbe difficile discostarsi. Alfano e Quagliariello sono già in trincea. Sanno che quella è la battaglia decisiva, sulla quale il vincoli di coalizione potrebbe finire in frantumi in un lampo.

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