BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COSTI DELLA POLITICA/ Il rapporto Uil: ogni anno spendiamo 23,2 miliardi, 757 euro a cittadino

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

La politica italiana costa ad ogni contribuente 757 euro all’anno. E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla Uil e presentato in conferenza stampa dal segretario Luigi Angeletti. I costi totali, tra funzionamento di organi istituzionali, società pubbliche, consulenze e altro ancora, sono di circa 23,2 miliardi di euro: in particolare, si legge nel rapporto pubblicato sul sito internet del sindacato, per il funzionamento degli Organi Istituzionali (Stato Centrale e Autonomie Territoriali), nel 2013 “si stanno spendendo oltre 6,1 miliardi di euro, in diminuzione del 4,6% rispetto all’anno precedente (293,3 milioni di euro in meno); per le consulenze 2,2 miliardi di euro e per il funzionamento degli organi delle società partecipate, 2,6 miliardi di euro; per altre spese (auto blu, personale di “fiducia politico”, Direzione ASL, ecc.) 5,2 miliardi di euro; per il sovrabbondante sistema istituzionale 7,1 miliardi di euro”. Tutto ciò corrisponde a una somma pari a 757 euro medi annui per contribuente, che pesa l’1,5% sul Pil. Secondo quanto scrive la Uil, sono più di un milione le persone che, direttamente o indirettamente, vivono di politica: un vero e proprio esercito “al cui vertice ci sono oltre 144 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui 1.041 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.270 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 3.446 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.834 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali”. Alla luce di questi dati, quindi, secondo il sindacato “non è più rinviabile la revisione del Titolo V della Costituzione, a partire dalla revisione del numero dei livelli istituzionali e dalla ripartizione delle competenze tra Stato e Autonomie Territoriali”.  Così come non sono più rinviabili "la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto e l’approvazione di un disegno organico dell’ordinamento degli enti Territoriali basato su 'chi fa cosa' tra Stato ed Autonomie". Bisogna dunque “ridurre all’essenziale gli incarichi e le consulenze di nomina politica, valorizzando le risorse umane già operanti, a tutti i livelli, nelle pubbliche amministrazioni”.



© Riproduzione Riservata.