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IL CASO/ Poggi (saggia di Letta): seppellire noi saggi o il Paese?

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Il problema pertanto diventa: razionalizzazione della forma di governo parlamentare, semi-presidenzialismo o presidenzialismo? Non si può rispondere a questa domanda in maniera teorica, perché occorre tenere conto dell’“impatto” di tali riforme sull’attuale assetto costituzionale.  

Per tale motivo occorre prendere coscienza del fatto che una revisione della forma di governo diversa dal rafforzamento di quella parlamentare richiede un mutamento di contesto costituzionale (tutte le norme connesse ora al sistema proporzionale e che dovrebbero essere ricalibrate in funzione di contrappeso) che non è percorribile in questo quadro politico e di partiti.

In questo contesto è certamente auspicabile, invece, la riforma della legge elettorale unita al rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio dei ministri e ad una riforma del bicameralismo che renda più efficace l’azione di controllo politico del Parlamento.

Per tali motivi almeno queste tre riforme dovrebbero essere contestuali: Legge elettorale: uninominale a doppio turno di coalizione; rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio rispetto alla sua coalizione: fiducia personalizzata; bicameralismo: una sola camera politica di rappresentanza diretta di tutti i cittadini che è l’unica vera interfaccia del governo, dal punta di vista del controllo e dell’indirizzo politico e una Camere di rappresentanza (diretta) delle autonomie che probabilmente indurrebbe una ristrutturazione del sistema dei partiti ed una loro maggiore attenzione all’esigenze del “territorio”.

Certo, si può obiettare che questo Parlamento potrebbe non avere la forza di fare tutto ciò, avviando il percorso delle riforme costituzionali.

Anche qui l’esperienza ci viene in soccorso: è già successo che il Parlamento presa coscienza della distanza tra politica e società civile, abbia intrapreso coraggiosamente la strada del cambiamento, quando decise di modificare l’art. 68,  in tal modo consentendo l’avvio di processi penali nei confronti di quasi due terzi dei propri componenti.

Allora non vi è che una strada da ripercorrere: quella delle riforme costituzionali, le uniche che possono consentire  di avviare un progetto di lunga durata. La risposta alle emergenze non impedisce di guardare anche oltre. Se non si percorrerà tale strada è inevitabile che tra non molto i problemi torneranno a galla.

Allora: seppellire la Commissione per le riforme costituzionali o seppellire il Paese? 



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COMMENTI
17/12/2013 - Sono d'accordo (Giuseppe Calabrese)

Approvo completamente. La legge elettorale è solo uno stumento che deve essere coerente con la governance che una nazione ha scelto per rispondere ai bisogni dei suoi cittadini. In teoria se il senato non fosse a elezione diretta e diventasse la camera delle regioni, anche il porcellum andrebbe bene per dare un governo stabile al nostro Paese in un ottica in cui il primo ministro assumesse maggiori poteri di quelli attuali. Se poi alle liste bloccate sostituiamo le preferenze in collegi più piccoli avremmo risolto la gran parte dei problemi. Qualcuno suggerisce le leggi per le elezioni del sindaco a cui toglierei tuttavia il secondo turno che spesso è stato solo un spreco di risorse dato che raramente il secondo arrivato ha ribaltato il primo esito.