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SPILLO/ Se l'unico antidoto alle sparate di Beppe Grillo è l'Uomo dell'anno

Beppe Grillo (Infophoto) Beppe Grillo (Infophoto)

Se la vittoria di Renzi esprime soprattutto un diffuso desiderio di cambiamento, è chiaro che l’arma più forte del neo-segretario è costituita dal fatto di non essere stato coinvolto nei disastri della classe dirigente al potere da molti anni. Anche il suo linguaggio è più fresco, più chiaro, pieno di riferimenti divertenti ai cartoni animati più popolari. Ma rimane all’interno di un confronto che può essere aspro, ma sempre civile. Per il resto…è ancora tutto da vedere. Dal canto suo, esprimendo intenti ben più rivoluzionari, Grillo sostiene che il suo movimento, anche con le sue modalità di aggressione verbale, è il cuscinetto che impedisce la rinascita delle brigate rosse, incanalando la protesta in forme non sanguinose. Anche in questo può esserci del vero, ma è altrettanto vero che il veleno della totale delegittimazione di chi non la pensa come lui può rivelarsi una bomba atomica a scoppio ritardato per l’intera democrazia italiana. Se stiamo sempre al linguaggio, non si può non osservare con un certo sgomento che ora altre forze politiche, con tradizione decisamente più governativa (nel senso che hanno abitato per anni i piani alti delle istituzioni) hanno deciso di sposare il suo linguaggio, facendo a gara a chi minaccia di più e a chi la spara più grossa.

Siamo oramai ad un bivio che non porta da nessuna parte: da un lato la violenza armata, dall’altra quella verbale.

La faticosa strada della convivenza civile, pur nel confronto di posizioni differenti, sembra interessare sempre meno. Eppure proprio colui che è appena stato nominato “Uomo dell’Anno” da Time, vale a dire Papa Francesco, si erge con tutta la sua statura morale a difesa di chi ancora crede nella necessità di una coesione sociale imperniata su valori condivisi. In una delle sue recenti omelie nella cappella di S.Marta ha ricordato che “incontrando Gesù, gli abitanti di Nazaret, che tanto lo ammiravano, pretendevano lo spettacolo per credere in lui. Così Gesù li rimproverò della loro poca fede e loro si sono arrabbiati, tanto. Si sono alzati, e spingevano Gesù fin sul monte per poi buttarlo giù, per ucciderlo... Davvero significativo il clamoroso mutamento: avevano cominciato con la bellezza, con l’ammirazione, per finire con un crimine: volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste cose (…). Questo non è un fatto successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità... E invece non bisogna mai rischiare di uccidere con la lingua”.