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SPILLO/ Se l'unico antidoto alle sparate di Beppe Grillo è l'Uomo dell'anno

Pubblicazione:martedì 17 dicembre 2013

Beppe Grillo (Infophoto) Beppe Grillo (Infophoto)

Ne uccide più la lingua della spada” è un aforisma che si perde nella notte dei tempi. E che si rivela di grande attualità nel difficile periodo storico che stiamo vivendo, in cui la parola “crisi” è la più pronunciata a proposito di qualunque attività del vivere civile: crisi dell’economia, crisi della politica, crisi del lavoro, crisi della famiglia, crisi della scuola e dell’università, crisi del welfare, crisi delle arti…e chi più ne ha più ne metta. Ma la sua attualità è ancora più bruciante se la mettiamo in relazione con quanto sta avvenendo sul fronte della comunicazione politica. Infatti, l’ultima novità del comico-tribuno Beppe Grillo è la moderna riscoperta dell’uso medioevale della gogna: indicare al pubblico ludibrio giornalisti – a suo dire – colpevoli di calunniare lui e il suo movimento, anche solo per avere espresso dei giudizi politici. In molti si sono già esercitati nel ricordare a quanti diversi tipi di barbarie hanno portato le liste di proscrizione che sono state create nel corso della storia. Qui intendo occuparmi soprattutto dei riflessi sulla convivenza civile causati dall’uso aggressivo delle parole, e certamente non di politica in senso stretto, visto che ogni giorno a Pubblicità Progresso ci sforziamo di usare la comunicazione e la pubblicità per promuovere la coesione sociale, nel tentativo – in spem contra spem - di contribuire alla soluzione di problemi civili, educativi e morali della comunità, ponendo la comunicazione al servizio della società. Ricordandoci sempre che, per gli antichi greci, politiké tekne significava “l’arte di vivere insieme”!

Occorre innanzitutto notare che molte delle osservazioni di Grillo sono ampiamente condivisibili: se siamo arrivati ad un punto così basso della nostra storia civile ed economica, è certamente a causa della notevole inefficienza di una intera classe politica e anche manageriale, che nel migliore dei casi si è dedicata al voto di scambio, a sfruttare rendite di posizione, a succhiare energie e risorse dal bilancio dello Stato, a favorire i propri amici e le proprie lobby, ignorando quasi sempre il concetto di bene comune. Dopo aver assistito a questo colossale sperpero di un così consistente patrimonio, oggi ci tocca pure l’ulteriore umiliazione di venire a sapere che anche molto ben pagati rappresentanti delle istituzioni erano usi farsi rimborsare sia costose cene che scontrini del bar da 1,5 euro.


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