BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ 2. Renzi, Berlusconi e Grillo puntano al voto e alle larghe intese (insieme)

Pubblicazione:giovedì 19 dicembre 2013

Infophoto Infophoto

L'interesse per un nuovo voto è forte e cresce giorno dopo giorno, non solo tra i politici, ma anche nella popolazione.

Renzi non è tagliato per fare il segretario di partito ed è evidente che vuole fare il presidente del Consiglio; Berlusconi cresce nei sondaggi per il malumore degli italiani verso il governo e la giustizia, e ancor di più il ritorno al voto è appetibile per Grillo che, dopo un momento di fiacca, ha ripreso vigore.

Il sistema politico italiano, a parte il partito degli indecisi, si va assestando in modo decisamente tripolare, ma i tre leader si ostinano a concepirlo in maniera bipolare. Sarà una resa dei conti.

Ma come deve essere la legge elettorale per non avere i difetti del porcellum e assicurare che il giorno dopo le elezioni – come chiede Renzi – si sappia chi ha vinto?

In democrazia, vince chi ottiene la maggioranza dei voti, cioè il 50 per cento + 1 dei voti. Si chiama principio di maggioranza. Se vi sono tre poli e una miriade di disperati politici, sarà praticamente impossibile che si superi di molto il 30 per cento dei voti. Dopo la sentenza della Corte è impossibile un premio che assicuri con il 30 per cento dei voti il 55 per cento dei seggi, sarebbe una palese violazione del giudicato costituzionale: un premio del 25 per cento è per sé abnorme politicamente e incostituzionale giuridicamente. 

Anche la "legge dei sindaci" – come la chiama Renzi – non potrà assicurare una coerente formazione delle Camere o anche della sola Camera dei Deputati, ammesso pure che si riesca a sopprimere il Senato.

Inoltre, nessuno dei tre poli vuole permettere particolari vantaggi agli altri due poli, accettando una regola che per pochi voti potrebbe penalizzarlo tanto. Sono da escludere, perciò, secondi turni di ballottaggio per premi che siano più alti del 10 per cento dei seggi.

Neppure il ritorno al mattarellum, di per sé, potrebbe essere una soluzione. Sono noti i limiti delle leggi dell'agosto del 1993, manifestatesi nelle elezioni del 1994, del 1996 e del 2001. Si badi che sono limiti derivati dal modo in cui le due coalizioni del tempo (Casa delle libertà e Ulivo) le hanno interpretate, e cioè grande ammucchiata per vincere, cedendo nella quota maggioritaria al ricatto dei partiti marginali, e permanente contestazione della coalizione nell'azione di governo: nel 1994 Berlusconi cade per colpa della Lega; nel 1998 Prodi cade per un voto-uno; tra il 2001 e il 2006 si succedono due governi Berlusconi.

L'interpretazione più corretta di quelle leggi avrebbe dovuto essere una competizione nella quota maggioritaria tra i grandi partiti, da soli, dunque con un no secco alla tentazione della grande ammucchiata; al tempo stesso la perdita di seggi determinata dai partiti marginali sarebbe reciproca e, perciò, indifferente. Proporzionale per tutti, ma sopra la soglia del 4%.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >