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IL CASO/ Renzi fa riunioni alle 7.30? Churchill (e Stalin) dormivano tutto il giorno...

Winston Churchill (1874-1965) (Immagine d'archivio) Winston Churchill (1874-1965) (Immagine d'archivio)

Insomma, concludeva Faria, questo Matteo Renzi vuole risolvere i tristissimi problemi economici italiani con ricette di economia sociale di mercato, con terapie keynesiane oppure con gli schemi dei neoliberisti che hanno riscoperto le teorie in voga prima del 1929? L'impressione, aggiungeva l'abate, è che si ispiri alle ditte editoriali "Stella&Rizzo" e ai consigli dell'implacabile giustizialista Marco Travaglio.

Ma lo scoramento dell'abate Faria diventava ancora più intenso, quando, per dare un esempio, Renzi aveva convocato la sua prima segreteria di partito al mattino, alle 7 e 30. Qui Faria ha divagato prima sui vagotonici, sui distonici e sui depressi cronici, poi è sbottato una prima volta dicendo: "Ma siamo sicuri che qualcuno non dormisse durante la riunione?". Poi è letteralmente esploso di sdegno, sostenendo che "È vero che il mattino ha l'oro in bocca", ma quello che serve è soprattutto la lucidità e la decisione, non la demagogia dell'immagine lanciata per etere, che conosceva bene anche Benito Mussolini: "Canta il gallo, Mussolini è già a cavallo", si diceva durante il regime.

Alla fine l'abate si è lanciato come un fulmine vicino al pagliericcio della cella di If, dove giace per riposarsi e ha esibito due libroni. Il primo si intitolava "Diari di guerra" 1943-1945 dell'allora ministro plenipotenziario britannico Harold Macmillan. Quel grande statista era un devoto del vincitore di Hitler, Winston Churchill, ma nel suo diario si lamentava un poco del comportamento del suo leader. Alla Conferenza di Casablanca (14-24 gennaio 1943), Churchill si incontra con il presidente americano Frank Delano Roosevelt per stabilire il piano di attacco finale alla Germania hitleriana. Macmillan spiega la vita in quel tempo di Churchill e anche di Roosevelt, rispettivamente soprannominati "imperatore d'Oriente" e "imperatore d'Occidente". Scrive Macmillan: "I due 'imperatori' erano soliti incontrasi a sera inoltrata; se la spassavano insieme discutendo con i generali dei loro paesi e con quelli del paese amico". Parlando delle vita che conduceva Churchill, Macmillan commentava: "La sua curiosa abitudine di passare la maggior parte della giornata a letto e di stare alzato tutta la notte rendeva la vita un po' faticosa ai suoi collaboratori"; un garbato modo inglese per lamentarsi.

Macmillan insisteva: "Non l'ho mai visto in forma migliore: mangiava e beveva molto, in continuazione, risolveva problemi ardui e gravosi, giocava a bigliardino e a bìzzica per un'ora e, insomma, si divertiva". Pare anche che il primo ministro guardasse con un certo interesse le "curve" delle signore e non lesinasse commenti e pizzicotti. Del resto era figlio del grande Sir Randolph, eminente statista, ma anche disinvolto donnaiolo, dato che contrasse la lue nell'Estremo Oriente e per questa ragion morì ancora giovane. Fatto che forse oggi in Italia, per l'obbligatorietà dell'azione penale, avrebbe forse indotto qualche pubblico ministero a mandare un avviso di garanzia a Sir Randolph.