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Politica

IL CASO/ Renzi fa riunioni alle 7.30? Churchill (e Stalin) dormivano tutto il giorno...

Renzi è già diventato famoso per convocare la direzione alle 7,30 del mattino. E pensare che Winston Churchill lavorava di notte, senza essere inferiore a lui. L'Abate FARIA

Winston Churchill (1874-1965) (Immagine d'archivio)Winston Churchill (1874-1965) (Immagine d'archivio)

Dato il florilegio, se non una vera e propria inflazione, dello pseudonimo Edmond Dantès sui giornali online, ho deciso di firmare i miei "pezzi" con un altro pseudonimo, quello del mio sventurato compagno di prigionia nel castello di If del golfo di Marsiglia, cioè l'abate Faria. Mi scuserà il lettore se, in questo scambio di pseudonimi, farò un poco di confusione, perché, pur firmandomi abate Faria, scriverò come Edmond Dantès, e parlerò diffusamente dell'abate.

Fatta questa premessa, devo avvertire che l'abate Faria non è affatto una compagnia allegra. Non solo per le condizioni in cui ci troviamo, ma perché l'abate è una presenza piuttosto cupa. Parla in modo roco e piuttosto apocalittico. Si esprime con un linguaggio che oscilla tra i versetti della Bibbia e le immagini dei romanzi di "cappa e spada". È pettegolo e perentorio nei suoi giudizi negativi. A parte il fantastico segreto confessatomi sul tesoro nascosto sotto l'isola di Montecristo, si rivela come un impenitente menagramo e soprattutto un denigratore accanito dei costumi moderni. Nei giorni scorsi, dopo aver sorbito la "brodaglia spartana" del mattino propinataci dai carcerieri, ha cominciato a sparlare del nuovo leader del Partito democratico, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi.

L'abate sosteneva di averlo visto e conosciuto attraverso un suo particolare tubo catodico nelle cosiddette "primarie" del Pd. Insieme a lui parlavano un "folletto" inconsistente, un "battutista da cabaret", tale Pippo Civati, e un triste tardo-bolscevico di nome Gianni Cuperlo, che gli aveva inoculato nel sangue ancora più tristezza di quella di cui è quotidianamente pervaso.

"Speravo in Renzi!", ha quasi gridato l'abate, diventando un po' più colorito sulle magre guance. Ma poi ha ammesso che si è dovuto ricredere per una serie di questioni.

Diceva l'abate che aveva ascoltato, sempre attraverso il suo tubo catodico, parlare il Renzi a lungo con una scioltezza da consumato attore del cosiddetto "tubo". Ma diceva sempre le stesse cose con uno schematismo disarmante e con la velocità che il suo "tubo" richiede in omaggio alla cultura di questi tempi sventurati. Un elenco di problemi, gravi, che non si riesce bene a comprendere come si possano risolvere. Faria continuava a chiedersi se il popolare Matteo fosse un seguace di Lord John Maynard Keynes oppure dell'iper-liberista Friedrich von Hayek. Insomma, i conti non gli tornavano. Era positivo che dopo circa 25 anni, finalmente, anche la vecchia sinistra italiana, erede dei comunisti, cioè quella che stava a Est, non avesse un leader che era stato iscritto al Pci (anche in Italia è caduto finalmente il Muro di Berlino!), ma quello che non convinceva Faria era soprattutto quel farfugliamento su "rottamazione", costi della politica e marketing basato scrupolosamente sull'esempio da propagandare, con un tono moralistico vagamente disincantato.