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ABOLIZIONE PROVINCE/ Pochi risparmi, tanti difetti: ecco cosa non va nel ddl Delrio

Pubblicazione:martedì 24 dicembre 2013

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Si tratta di un tema che, almeno da quando la Bce lo ha indicato come prioritario, nella famosa lettera dell’estate 2011, è entrato a far parte del politicamente corretto.

 

Non crede che, in ogni caso, si determinerà un congruo risparmio per le casse dello Stato?

No, perché i costi legati alle funzioni che le Province svolgono non sono eliminabili, perché non sono eliminabili quelle funzioni. Il personale, poi, non essendo licenziabile, sarà trasferito ad altre amministrazioni. In certi casi, potrebbe costare di più; se passerà alle Regioni, per esempio. Le uniche spese del tutto eliminabili sono quelle legate agli stipendi dei consiglieri, degli assessori e dei presidenti. Tuttavia, è stato ampliamente certificato - anche dalla Corte dei conti - che non raggiungono i 200 milioni di euro. A fronte di una spesa pubblica di 800 miliardi, si tratta evidentemente di cifre irrisorie.  


Quali sono le funzioni non eliminabili?

È bene che attività come la gestione della strade o delle scuole restino alle province. Per ogni servizio deve esserci un gestore che operi su una scala ottimale. È inevitabile, quindi, avere più livelli di governo, dal momento che le economie di scala non sono le stesse per tutti i servizi. Gli scolari di una scuola, per esempio, provengono spesso da più località. Trasferire le competenze di gestione scolastica dalle Province ai comuni potrebbe risultare parecchio complicato. Oltretutto, le unioni di Comuni al massimo potranno essere composte da una ventina di amministrazioni, quando in realtà, sotto la stessa Provincia, ne ricadono spesso centinaia.  

 

Lei cosa suggerisce?

Sarebbe stato meglio sopprimere le Provincie nuove e quelle minori che, non avendo un centro di riferimento e gli uffici dislocati in località diverse, non hanno senso di esistere. Le Province storiche, invece, le avrei mantenute.  

 

(Paolo Nessi)



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