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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Gli ostacoli tra Renzi e Palazzo Chigi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La presidenza italiana del primo semestre della nuova legislatura del Parlamento europeo non è, come troppo spesso si afferma, un “fatto burocratico”. Sul piano formale entra in vigore il trattato di Lisbona e la presidenza di turno istruisce la nascita dei vertici dell’Unione. Sul piano sostanziale vi sarà lo choc dell’affermazione delle liste euroscettiche, il tradizionale bipolarismo Pse-Ppe vacillerà e la “nazionalizzazione” della crisi europea operata dalla diarchia franco-tedesca sarà oggetto di revisione. L’Unione tutta Diarchia e Troika è destinata ad essere messa sotto accusa anche perché il benessere tedesco che vanta la Merkel è dovuto a come con lire, pesetas, franchi e dracme sono stati finanziati la riunificazione della Germania e, poi, l’allargamento dell’Unione finalizzato soprattutto all’export tedesco. 

Il ruolo dell’inquilino di Palazzo Chigi può essere in quella situazione molto rilevante. Poco probabile che Matteo Renzi vi rinunci volontariamente per stare a guardare.

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