BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Franchi: Renzi rischia di fare la "fine" di Alfano

Secondo PAOLO FRANCHI, benché Renzi e Letta siano obbligati a inaugurare un percorso riformista, devono ricordarsi che il governo rappresenta una sparuta minoranza di italiani

Angelino Alfano (Infophoto) Angelino Alfano (Infophoto)

Voleva la segreteria e l’ha avuta. Ma del governo, vuole pure quello, per ora non se ne parla.  A meno di non farlo cadere. A quel punto, tuttavia, si sarebbe scavato la buca con le proprie mani. Gli elettori non gli perdonerebbero mai di essersi reso artefice di un nuovo periodo di instabilità. Insomma, a Renzi non resta che fare buon viso a cattivo gioco e a avviare un percorso riformista con Letta. Per davvero, però. Per l’Italia non sarebbe del tutto indifferente stare ancora mesi con un esecutivo che vivacchia. Nel frattempo, chi si avvia a fare una piccola rivoluzione interna è Forza Italia. Pare che per allontanare l’immagine di partito di destra e riconquistare i voti dei moderati, Berlusconi intenda rimuovere una buona dose di vertici. A partire da Brunetta. Il direttore del Tg5 Giovanni Toti, il vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani e l’onorevole Mara Carafgna dovrebbero essere i principali protagonisti di questo rinnovamento. Abbiamo chiesto a Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera, quali scenari di prefigurano.

Il governo riuscirà a portare e termine le riforme?

Se l’esecutivo continua a vivacchiare, al di là dei riflessi negativi che questo comporterebbe per un Paese già allo stremo, anche le sorti di Renzi farebbero in tempo a compromettersi. Suo malgrado, infatti, si ritrova in una situazione “sfalsata”: un conto sarebbe stato vincere le primarie di coalizione per la candidatura a premier a ridosso delle elezioni politiche; ben altra è stata ottenere la segreteria del partito mentre le elezioni sono tutt’altro che imminenti.

Quindi?

Renzi e Letta, almeno in teoria, hanno tutto l’interesse a mettere da parte temporaneamente la loro competizione e a trovare un’intesa sul terreno delle riforme. Certo, quando dovranno entrare nel merito, e decidere sui modelli concreti o su chi scegliersi come interlocutore, potrebbe iniziare i veri problemi.

Renzi ha fatto sapere che se gli alleati o l’opposizione non si accoderanno, il Pd ha i numeri per fare le riforme da solo.

Ci andrei cauto a ragionare in questi termini. Anzitutto, sono vent’anni che sentiamo ripetere che le riforme che stabiliscono le regole del gioco, come la legge elettorale, presuppongono le maggioranze più ampie possibile. Detto questo, non possiamo dimenticare che questo governo non solo non è più di larghe intese, ma è addirittura di minoranza assoluta.

Cosa intende?


COMMENTI
25/12/2013 - Il tempo è breve; anzi: brevissimo! (Luigi PATRINI)

Concordo con l’analisi: Alfano non ha i mezzi per andare molto lontano; F.I. è “senza credito” per merito del suo padrone e dei suoi falchi; se non si vuol far vincere il centro-sinistra, chi ha a cuore il bene del Paese deve dare una mano a Mario Mauro e al gruppo UDC-fuorusciti da SC: non ci sono alternative. Mauro decida di fare il leader, visto che ne ha la stoffa; Dallai, Olivero,Binetti, Buttiglione, D’Alia e altri facciano quello che devono al Centro (cioè a Roma) e alla base si muovano le realtà locali. L’unica possibilità di rinascita del Paese passa da questo movimento di base e di vertice: si incontrino e prosegua il lavoro di costruzione della Sezione Italiana del Partito Popolare Europeo. Il tempo a disposizione non è molto!