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SCENARIO/ 1. Il giurista: senza l'accordo, al voto col proporzionale della Consulta

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L'attuale condizione delle forze politiche sembra però non consentire di pervenire in tempi ragionevolmente brevi a riforme costituzionali di un qualche rilievo: la crescente litigiosità dei partiti e tra i partiti, la rilevante presenza di una forza politica (il Movimento 5 Stelle) fortemente critica verso gli altri partiti, e il diffuso senso di sfiducia nei confronti dell'attuale personale politico-parlamentare, non costituiscono buone premesse per chi intende trovare i necessari punti di consenso. Tanto più che, fallito il percorso riformatore avviato con il comitato dei saggi, le proposte di riforma costituzionale dovranno seguire la strada ordinaria dell'art. 138 Cost. con il rischio, qualora non si raggiunga la maggioranza dei due terzi in Parlamento, di dover affrontare il referendum popolare innanzi a un'opinione pubblica certo non ben predisposta.  E i recenti comportamenti del Governo e del Parlamento hanno accresciuto i sentimenti di freddezza, se non di contrarietà, rispetto alle riforme che si stanno approntando in questi giorni. Basta qui ricordare i numerosi dubbi sollevati da più parti (ivi compresa la Corte dei Conti) sulla coerenza, efficacia e razionalità delle soluzioni adottate nel disegno di legge sulle Province e Città metropolitane approvato in prima battuta dalla Camera; e le critiche rivolte alla non immediata decorrenza degli effetti del decreto legge sui finanziamenti pubblici ai partiti. 

È evidente che mentre i "proporzionalisti" spingono per evitare riforme costituzionali che modifichino l'attuale forma di governo parlamentare, i "maggioritaristi" si dividono tra chi si limita a suggerire interventi di ingegneria elettorale a Costituzione vigente e chi invece propone di incidere su aspetti fondamentali della forma di governo. Ad oggi, sembrano prevalere le istanze anti-proporzionalistiche, ma i punti di disaccordo sia all'interno delle forze politiche che sostengono l'esecutivo Letta, che tra quelle ora all'opposizione, appaiono piuttosto consistenti. Se non si troverà nessun accordo, il sistema proporzionale risultante dalla sentenza della Corte costituzionale potrebbe diventare una scialuppa di salvataggio per l'intero sistema: il Parlamento da subito avrebbe modo di rigenerarsi, e i partiti sarebbero chiamati a trovare nuova e piena legittimazione nel consenso popolare. 

A chi teme questa strada, perché la legge proporzionale produrrebbe ulteriore frantumazione nel quadro partito, indurrebbe più facilmente a comportamenti illeciti o di malcostume, e spingerebbe i candidati a ricercare i finanziamenti dei gruppi di pressione, può rispondersi che né il Mattarellum, né la torsione maggioritaria del Porcellum hanno certamente ridotto o tanto meno precluso tali esiti. Molto dipende, infatti, dalla cosiddetta normativa di contorno rispetto alla legge elettorale (quella cioè in materia di finanziamenti, di propaganda e campagna elettorale, di disciplina dei gruppi parlamentari, e così via) e dagli strumenti posti a disposizione degli apparati di controllo.