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SCENARIO/ 1. Il giurista: senza l'accordo, al voto col proporzionale della Consulta

Per GIULIO SALERNO se i partiti non troveranno un accordo, il sistema proporzionale risultante dalla sentenza della Corte costituzionale potrebbe consentire il voto. Ripartendo da zero

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La questione della legge elettorale, dopo l'annuncio della decisione della Corte costituzionale, è ormai il versante decisivo di questa legislatura. I prossimi mesi ci diranno se l'accordo sarà trovato o meno. In ogni caso, chi lavora per il fallimento di ogni intesa e intende alzare la posta ad ogni giro di tavolo, è ben consapevole che le carte andranno necessariamente scoperte quando arriverà la sentenza sul Porcellum. Infatti, per quanto il compito sia tecnicamente arduo, la Corte non potrà sottrarsi a un impegno imprescindibile: stendere una sentenza che produca un meccanismo elettorale comunque autosufficiente. Infatti, per rispettare il fondamentalissimo principio della necessaria continuità istituzionale degli organi costituzionalmente necessari, dovrà trattarsi di una sentenza "autoapplicativa", che assicuri, cioè, un sistema elettorale di salvaguardia cui ricorrere in caso di scioglimento anticipato. 

In breve, per entrambe le Camere si tratterà di un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, ma con consistenti soglie di sbarramento, e con almeno una preferenza. Su quest'ultimo aspetto molti attendono al varco la Corte, dato che essa non può inventare a suo piacimento una qualsivoglia disciplina, ma deve necessariamente trarla dalla normativa vigente conforme al dettato costituzionale. A tal proposito, si può ipotizzare il ricorso a quanto adesso già previsto per il voto espresso dai cittadini italiani iscritti alla Circoscrizione estero, dove per l'appunto vi è possibilità di una preferenza, risultando l'ordine dei candidati dalla cifra elettorale individuale, cioè dalle preferenze ottenute da ciascuno di essi. 

Dopo la sentenza della Corte, la minaccia della crisi di governo sarà un'arma affilatissima per chi riterrà di poter trarre profitto dal sistema proporzionale inaspettatamente ritrovato; ma, nello stesso tempo, sarà un'arma spuntata per chi considererà invece indispensabile – per la sua sopravvivenza o vittoria politica – l'introduzione di correttivi o di sistemi improntati a criteri maggioritari. 

E allora la sfida di questi giorni sul sistema elettorale preferibile non è soltanto preliminare rispetto alla fase decisiva che si aprirà una volta resa nota la sentenza della Corte. Adesso, infatti, si affilano le armi della propaganda per preparare il terreno culturale e ideologico ove innestare la propria bandiera nella competizione per il sistema elettorale del futuro. 

Le posizioni che si presentano nella discussione pubblica, ripercorrono le tradizionali appartenenze che ormai da lungo tempo connotano gli schieramenti all'interno delle classi dirigenti del Paese: da un lato i "proporzionalisti", che vedono nella rappresentanza il crogiuolo del processo decisionale rispettoso dei principi democratici; dall'altro lato i "maggioritaristi", che insistono sulla governabilità come leva indispensabile del governo democratico della collettività. In ciascun campo esistono poi tante possibili sfumature quante sono le varianti astrattamente immaginabili di ciascun sistema elettorale.