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Politica

SCENARIO/ Il gioco di Renzi per mettere le mani sul 2014

Renzi continua ad alzare l'asticella. "Rimpasto" è una parola della prima Repubblica che Renzi non può accettare. Ma il sindaco ha non una bensì due carte. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Deve esser suonata assai più che stonata la parola rimpasto a Matteo Renzi. Una parola tanto vecchia, tanto da prima Repubblica da dovere essere smentita precipitosamente. È stato un passo falso di qualcuno dei suoi fedelissimi evocare un aggiustamento della squadra di governo, al punto da dovere essere archiviato precipitosamente ricorrendo al mantra più classicamente renziano: il governo dura soltanto se fa, se cambia passo.

Non una questione di persone, quindi, ma di atti e di contenuti. La differenza starà lì, fra il ridare slancio al governo e lo staccare la spina, con buona pace di chi, nel Pd e non solo, al rimpasto ha pensato o sta pensando per davvero, vuoi per fare entrare Epifani e ringraziarlo del disturbo di aver retto la baracca democratica, vuoi per riequilibrare le rappresentanze come fa il più giovane dei partiti italiani, Scelta civica, che ragiona da partito della primissima Repubblica, di fatto negando alcun rapporto con ministri di peso come Moavero e Cancellieri, come perfidamente fa notare Ferdinando Adornato.

È Renzi però la chiave di volta di questa incerta fase politica. Ha stravinto le primarie democratiche e adesso si trova davanti a un bivio. La differenza fra lui e tutti gli altri contendenti sulla scena politica è che lui ha due carte in mano, gli altri una soltanto. Letta ed Alfano, ad esempio, possono giocare soltanto la carta della governabilità, un anno di azione dell'esecutivo per consolidare la propria posizione e sperare il primo in un logoramento di Renzi, il secondo in un logoramento di Berlusconi, per prenderne in entrambi i casi il posto alla guida rispettivamente del centrosinistra e del centro destra. In fondo anche i centristi di Casini e Mauro, così come quel che resta di Scelta civica, non hanno alcun interesse a precipitare le cose verso il voto a primavera, perché rischierebbero di essere spazzati via.

All'opposto, Berlusconi, Grillo e la Lega hanno in mano solamente la carta delle elezioni anticipate, perché in maniera diversa verrebbero consumati da un anno abbondante trascorso all'opposizione, lontano dalla stanza dei bottoni. E questo vale in particolar modo per il Cavaliere, che infatti non perde occasione per richiamare i suoi a tenersi pronti a scatenarsi in campagna elettorale in tempi ravvicinati. La sua è una posizione azzoppata dalle sentenze giudiziarie, dalla decadenza da parlamentare e dall'età non proprio verdissima. E questa menomazione non può che peggiorare.

Renzi, invece, deve scegliere. Se sosterrà il governo si accrediterà come leader responsabile, ma correrà il rischio di vedere affievolirsi il vento che oggi ne gonfia le vele di nuova guida del centrosinistra. 


COMMENTI
30/12/2013 - Renzi chi? (GIANLUIGI PARENTI)

... Renzi fa il solito giochetto dei vetero-comunisti ( altro che prima Repubblica!): sta all'opposizione e anche al governo contemporaneamente...modello anguilla cioè viscido e imprendibile Vediamo che razza di uomo ( e politico ) è sui valori non negoziabili... Speriamo che anche i politici cattolici non si facciano infinocchiare dall'astuto capitone!...meglio mangiarselo mettendolo alla prova Auguri!