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DIETRO LE QUINTE/ L'errore dell'ultimo "calcolo" di Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

La realtà è che Berlusconi ha gravemente sottovalutato, proprio nella legislatura-chiave, quella dal 2001 al 2006, che il sistema elettorale maggioritario, per produrre l'effetto di governabilità, doveva essere agganciato ad un sistema istituzionale presidenziale, all'americana o alla francese. Solo che Berlusconi ha atteso il 2005 per produrre un disegno di riforma costituzionale, che è stato bocciato da quel poco di elettorato che le regole del referendum confermativo prescrivono. 

L'insensibilità alla questioni costituzionali ed istituzionali e l'idea di una scorciatoia plebiscitaria hanno così portato all'idea illiberale del Porcellum, la cui essenza è la nomina dall'alto di tutti i parlamentari. Nelle sue esternazioni di oggi, Berlusconi ha anche aggiunto che si tratterebbe di fare un accordo con Renzi e Grillo per una nuova legge elettorale. Si tratta di una boutade. Non solo perché entra in contraddizione con il presupposto: datemi la maggioranza assoluta e poi vediamo. Ma anche perché Grillo non vuole affatto il presidenzialismo, gli andava benissimo il Porcellum e oggi preferisce il ritorno alla proporzionale pura. Quanto a Renzi, è certamente il più vicino a Berlusconi. Ma appunto Berlusconi deve decidere se pensa di fare da solo all'insegna del leopardiano "io solo combatterò, procomberò sol io" o se ritiene di dover costruire una nuova architettura istituzionale in accordo con settori crescenti di opinione pubblica, che rivendicano non il potere dell'uomo forte, ma più radicalmente il potere dell'elettore forte. Anche perché i sondaggi, a proposito di Forza Italia, propendono per la seconda ipotesi: quella del "procomberò". 

Il paradosso rischia di essere esattamente questo: ora che una maggioranza di elettori, anche di sinistra, delusi dai partiti, si sta orientando per l'elezione diretta del presidente della Repubblica, il suo approccio plebiscitarista e iperpoliticista (datemi la maggioranza assoluta e solleverò l'Italia) rischia di farlo arrivare in minoranza all'appuntamento presidenzialista. A questo punto, solo una sinistra iperparlamentarista, alla D'Alema, può correre in suo aiuto. Giacché un dato è ormai chiaro: che sistema elettorale e sistema istituzionale devono essere reciprocamente coerenti. A sistema elettorale maggioritario può solo corrispondere un sistema istituzionale presidenzialista.  

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COMMENTI
31/12/2013 - Sì però..... (Carlo Cerofolini)

Articolo interessante, però mi permetto di evidenziare due soli – tra i tanti – “fatti” ascrivibili alle sinistre: 1) variazione nel 2001 del Titolo V della Costituzione, che, tra l’altro, ha determinato: a) l’esplosione della spesa pubblica regionale; b) un contenzioso - paralizzante e economicamente disastroso per il sistema Paese - fra Regioni e Stato (1.500 ricorsi alla Corte Costituzionale) a causa della legislazione concorrente; 2) promozione del referendum confermativo, che nel 2006 bocciò la riforma Costituzionale (ovviamente avversata dalle sinistre) fatta dal governo Berlusconi, che fra l’altro prevedeva: a) niente la legislazione concorrente fra Stato e Regioni; b) stop al bicameralismo perfetto; c) riduzione del numero dei parlamentari; d) più poteri al 1° Ministro; 3) l’averci sempre tassassinati e trascinati nell’euro. Ciò detto, parafrasando Churchill sulla democrazia, non è che si potrebbe affermare che negli ultimi 20 anni i governi con Berlusconi sono stati i peggiori, eccettuati naturalmente tutti gli altri?

 
31/12/2013 - Domande a cui nessuno risponde (Luigi PATRINI)

Articolo assai interessante. E’ inutile però aspettarsi che Berlusconi fornisca spiegazioni sulla “parabola ventennale che ha portato al fallimento del programma di una moderna democrazia Liberale”: non sarebbe assolutamente credibile, tanto più dopo aver avuto dagli elettori maggioranze politiche che non ha saputo gestire e dopo che non è riuscito - nonostante ciò - a realizzare le promesse mirabolanti che ancora ripropone. Piuttosto ci sarebbe da chiedere a chi gli darebbe il voto perché sia ancora disposto a credergli dopo vent’anni di promesse non mantenute. E sarebbe da chiedere anche - a chi recentemente lo ha lasciato - perché abbia aspettato tanto a farlo.