BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

DIETRO LE QUINTE/ L'errore dell'ultimo "calcolo" di Berlusconi

Nella sua intervista telefonica di ieri al Tg5, Berlusconi ha detto che occorre votare subito. Il problema però è che "gli italiani non hanno imparato a votare". GIOVANNI COMINELLI

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Lo scenario politico di Berlusconi al 30 dicembre 2013 è questo: andare a votare subito, in coincidenza con le elezioni europee del 25 maggio, conquistare con Forza Italia la maggioranza assoluta, che i suoi sondaggi già pre-annunciano. Il programma? Cambiare l'architettura istituzionale in senso presidenziale – modello americano –, così da rendere finalmente governabile questo Paese, spezzare l'oppressione fiscale, giudiziaria, burocratica che angaria i cittadini, sconfiggere la sinistra, che all'oppressione fornisce la rappresentanza politica e la sponda di potere. Il programma è quello liberale del 1993. 

Ci si aspetterebbe che, a conclusione del suo annus horribilis, Berlusconi fornisse qualche spiegazione sulla parabola ventennale che ha portato al fallimento del programma di una moderna democrazia liberale e alla sua personale estromissione dai luoghi decisivi delle istituzioni politiche. In assenza, la credibilità degli enunciati è piuttosto incerta. Né può più fondarla su quella torsione antipartitocratica che nel 1993 aveva solide ragioni e che gli conferiva una sorta di verginità. Anche Forza Italia ha compiuto ormai vent'anni, tra una sigla e l'altra, e deve rendere conto del suo itinerario non brillante. 

Per Berlusconi le cause sono due: "gli italiani non hanno imparato a votare"; e la magistratura, che ha finora bloccato il tentativo di Berlusconi di opporsi "alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra".

Se questo è l'intrico delle cause, l'unico rimedio è la spada di Gordio della conquista della maggioranza assoluta. Ma qui cominciano i guai. Per conquistare la maggioranza assoluta, occorre passare dal voto dei cittadini. Ora, sostiene Berlusconi, "gli italiani disperdono sempre il voto in tanti rivoli" e perciò devono "imparare a votare". Tuttavia, la storia politica insegna che nel nostro sistema politico non sono mai stati i cittadini a decidere il sistema elettorale, ma il Parlamento. E quando il referendum del 1991 obbligò il sistema dei partiti a progettare un altro sistema elettorale, di nuovo fu il Parlamento a proporre il Mattarellum. E quando fu chiaro che un sistema elettorale maggioritario, sia pure peggiorato con il 25% di proporzionale, entrava in contraddizione con la repubblica parlamentare e si provò con la Commissione bicamerale a risolvere la contraddizione, fu Berlusconi a farla saltare. Insomma: è il sistema dei partiti che fa l'offerta del sistema elettorale, gli elettori si adeguano. Sembra ingeneroso accusare "il popolo bue" di non saper votare. La maggioranza assoluta? Gli elettori l'hanno generosamente fornita per ben due volte a Berlusconi, nella XIV e nella XVI legislatura. 

Ne consegue che tocca ai partiti fare un'offerta di sistema elettorale, non ai cittadini, cui il sistema referendario non offre grandi spazi ed è comunque sotto tutela partitica. E sono i partiti a dover rispondere alla delega ricevuta. 


COMMENTI
31/12/2013 - Sì però..... (Carlo Cerofolini)

Articolo interessante, però mi permetto di evidenziare due soli – tra i tanti – “fatti” ascrivibili alle sinistre: 1) variazione nel 2001 del Titolo V della Costituzione, che, tra l’altro, ha determinato: a) l’esplosione della spesa pubblica regionale; b) un contenzioso - paralizzante e economicamente disastroso per il sistema Paese - fra Regioni e Stato (1.500 ricorsi alla Corte Costituzionale) a causa della legislazione concorrente; 2) promozione del referendum confermativo, che nel 2006 bocciò la riforma Costituzionale (ovviamente avversata dalle sinistre) fatta dal governo Berlusconi, che fra l’altro prevedeva: a) niente la legislazione concorrente fra Stato e Regioni; b) stop al bicameralismo perfetto; c) riduzione del numero dei parlamentari; d) più poteri al 1° Ministro; 3) l’averci sempre tassassinati e trascinati nell’euro. Ciò detto, parafrasando Churchill sulla democrazia, non è che si potrebbe affermare che negli ultimi 20 anni i governi con Berlusconi sono stati i peggiori, eccettuati naturalmente tutti gli altri?

 
31/12/2013 - Domande a cui nessuno risponde (Luigi PATRINI)

Articolo assai interessante. E’ inutile però aspettarsi che Berlusconi fornisca spiegazioni sulla “parabola ventennale che ha portato al fallimento del programma di una moderna democrazia Liberale”: non sarebbe assolutamente credibile, tanto più dopo aver avuto dagli elettori maggioranze politiche che non ha saputo gestire e dopo che non è riuscito - nonostante ciò - a realizzare le promesse mirabolanti che ancora ripropone. Piuttosto ci sarebbe da chiedere a chi gli darebbe il voto perché sia ancora disposto a credergli dopo vent’anni di promesse non mantenute. E sarebbe da chiedere anche - a chi recentemente lo ha lasciato - perché abbia aspettato tanto a farlo.