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CARCERI/ Pavarin: i politici non ascoltano Napolitano, hanno paura dell’indulto

Pubblicazione:giovedì 5 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 5 dicembre 2013, 10.10

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Il Parlamento è sempre libero di fare le sue scelte. Basta che trovi la maggioranza dei due terzi e concordi sull’elenco dei reati che vanno indultati o amnistiati. Il capo dello Stato ha rivolto un invito ricordando che la materia è di esclusiva prerogativa parlamentare. Mentre quello di grazia è un potere sovrano che spetta solo a lui, il potere di indulto o di amnistia spetta ai due terzi delle Camere. Napolitano ha quindi messo i puntini sulle “i”, sottolineando di avere fatto la sua parte e invitando i parlamentari a fare la loro.

 

L’indulto proposto dal capo dello Stato ha anche un più generale valore politico?

Ritengo di no, si tratta di un appello che il capo dello Stato ha fatto per restituire dignità alle nostre carceri, senza che ci siano equivoci che sottendano a un eventuale aiuto rispetto al caso A o la caso B. Quello da parte di Napolitano è un riconoscimento della fondatezza della sentenza Torreggiani con cui la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato l’Italia per il trattamento disumano e degradante dei nostri carcerati. E‘ un invito alla tutela della dignità e del rispetto dell’uomo, e ha un valore politico solamente in questo senso. E’ un alto richiamo a dei principi e a dei valori, ma non credo che questa vicenda vada letta in connessione con il caso Berlusconi.

 

Il ministro Cancellieri ha sottolineato che sarà presentato un pacchetto di misure su “carceri, processo penale e civile”. Lei quali provvedimenti auspica?

Personalmente condivido tutte le proposte del ministro Cancellieri. Mi auguro solo che il Parlamento approvi in maniera rapida tutto quello che sta nel pacchetto di misure del ministro Cancellieri. Si tratta di un primo passo importante, certamente non è la panacea di tutti i mali, ma è la dimostrazione della buona volontà che l’Italia dovrebbe impiegare per uscire indenne dal giudizio che la Corte europea dei diritti umani (Cedu) applicherà dopo il 27 maggio 2014, data in cui scadrà il termine entro il quale il nostro Paese è invitato a mettersi in regola.

 

Che cosa ne pensa dei tempi, modi e criticità della riforma della giustizia, allo scopo di evitare che dopo l’emergenza se ne crei una nuova?

Bisogna eliminare buona parte delle norme inutili, ridurre la pluralità dei riti civili, abolire un grado di appello. Siamo uno dei pochi Paesi al mondo ad avere tre gradi di giustizia, mentre la Corte di Cassazione dovrebbe funzionare solo per i casi difficili ed estremi. Occorre ridurre la ricorribilità per Cassazione di tutte le sentenze, essere più rapidi e più semplici togliendo di torno migliaia di norme inutili che impongono ai processi di essere lenti.

 

(Pietro Vernizzi)



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