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CARCERI/ Pavarin: i politici non ascoltano Napolitano, hanno paura dell’indulto

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“Di fronte alla lesione della dignità dell’uomo, non ci sono argomenti di convenienza o meno dal punto di vista politico che tengano. Quando un detenuto sta in uno spazio inferiore ai tre metri quadrati, viene colpita la sua dignità e viene violato il divieto di praticare trattamenti disumani o degradanti. Per i nostri politici ciò dovrebbe contare più di qualsiasi altro ragionamento”. E’ la sottolineatura di Giovanni Maria Pavarin, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Venezia e professore di diritto penale nella Scuola di specializzazione per le Professioni legali. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri è ritornato a ricordare che “il Parlamento deve avere il senso di responsabilità necessario per dire che vuol fare innanzitutto un provvedimento di indulto”, oppure per affermare “che non è necessario” nonostante la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo.

 

Presidente Pavarin, per quali motivi il Parlamento si dimostra sordo agli appelli del capo dello Stato?

Perché quella dell’indulto è una materia elettoralmente sensibile. Dal momento che non si sa quando si andrà a votare, le preoccupazioni relative a una possibile protesta del corpo elettorale incidono e finiscono per contare di più anche dei pressanti inviti che il capo dello Stato ha compiuto. Il presidente della Repubblica non deve essere rieletto, i parlamentari sì. Il vero motivo quindi è che l’indulto è una materia troppo esposta alle critiche della pubblica opinione. Nel merito tutti sono però convinti che si debba porre fine alla situazione di grave lesione della dignità umana che si consuma ogni giorno nella nostre carceri.

 

Ritiene che i momenti di crisi e di instabilità politica come quello attuale siano la fase migliore per attuare un provvedimento di clemenza?

Di fronte alla lesione della dignità dell’uomo, non ci sono argomenti di convenienza o meno dal punto di vista politico che tengano. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che quando un detenuto sta in uno spazio inferiore ai tre metri quadrati, viene lesa la sua dignità e viene violato il divieto di praticare trattamenti disumani o degradanti. E’ ovvio che non è il momento politico migliore, ma ciò non è un argomento per resistere all’invito che fa il capo dello Stato. Per Napolitano, “il Parlamento è assolutamente libero di fare le sue scelte”.

 

Di fronte alla situazione delle nostre carceri, il Parlamento ha realmente scelta?


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