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RETROSCENA/ Ecco perché la Consulta ha bocciato il Porcellum

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Calcoli politici inducono i più ad aspettare l'esito della prossima consultazione che sarà svolta da un'associazione partitica, il Pd, peraltro secondo modalità legislativamente non disciplinate. 

Ma si è sicuri che soltanto dall'esito di queste cosiddette "primarie" dipenda la risoluzione della questione sulle nuove leggi elettorali? Certo, l'individuazione di una proposta di riforma del sistema elettorale che abbia il sostegno unanime delle forze interne all'attuale maggioranza (un pentapartito costituito, in buona sostanza, da Pd, Ncd, Sc, il partito di Casini, e i popolari di ultimo conio), allo stato delle cose, non appare facile. Ma un Governo che sia degno di questo nome non può sottrarsi alle sue responsabilità davanti al Paese in un momento così difficile per le istituzioni. 

Qualunque giurista assennato si affanna a richiamare una verità lapalissiana: la sentenza della Corte costituzionale non inciderà in alcun modo sulla legittimità degli organi costituzionali oggi presenti e sugli atti da essi compiuti. Allo stesso modo, è probabile che, mediante l'inserimento di idonee clausole di salvaguardia collegate alla tutela della continuità degli organi costituzionali indefettibili, la censura operata dalla Corte costituzionale su alcune parti delle vigenti leggi elettorali non produrrà effetto alcuno sui procedimenti di convalida – tuttora in corso – delle elezioni degli attuali parlamentari. Ma è altrettanto vero che, pur in presenza di organi e atti pienamente legittimi dal punto di vista giuridico, gli attuali titolari delle istituzioni della rappresentanza politica (tutti inclusi, anche il capo dello Stato e la stessa Corte costituzionale) sono adesso investiti da una gravissima crisi di legittimazione che si diffonde in modo virale nell'opinione pubblica. 

Proprio per questo la classe politica, e soprattutto chi è al vertice delle istituzioni di maggior rilievo, deve dimostrarsi all'altezza di momenti in cui si impone il più alto senso dello Stato e la vera ricerca del bene comune. Non si può proseguire nel mercanteggiamento tra posizioni riformatrici proposte a meri fini di parte. Né il Governo può pensare di galleggiare mesi o addirittura anni, in attesa di un futuribile accordo sulla legge elettorale, per poi attribuire ad altri la responsabilità della mancata riforma. 

Il Parlamento deve essere messo rapidamente nelle condizioni di assumere una decisione su tale questione, e deve acconciarsi a svolgere tale compito, certo nel rispetto della sua autonomia organizzativa. In ogni caso, si deve trattare di una decisione che, come ha detto la Corte costituzionale nella breve nota di ieri, deve rispettare i "principi costituzionali", cioè, come è chiaro, non si possono riprodurre gli stessi vizi che hanno condotto alla dichiarazione di illegittimità parziale della legge del 2005: non vi deve essere una sovrarappresentazione in senso maggioritario attribuita in modo irragionevole, e deve essere garantita la possibilità che il cittadino esprima la sua preferenza nei confronti almeno di un candidato.