BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ 2. Il giurista: il dopo-Consulta sarà peggio di prima

Per ALESSANDRO MANGIA, la Consulta ha stravolto un quadro già di per sé molto complesso. In questo momento, qualsiasi cosa accada, l’Italia è impossibilitata ad andare alle elezioni

InfophotoInfophoto

“Lo scenario che si apre con la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale è di una gravità mai vista. Se l’intenzione era quella di mettere definitivamente fine al bipolarismo, già superato nei fatti dai risultati delle ultime elezioni, l’effetto immediato della sentenza è che per la prima volta in 70 anni di storia repubblicana l’Italia è impossibilitata ad andare al voto”. Ad affermarlo è il professor Alessandro Mangia, professore di Diritto costituzionale all’Università Cattolica di Piacenza. Per l’esperto, “in questo momento discutere di riforme istituzionali è pura teoria, occorre dare risposta all’emergenza che si è creata con l'approvazione di una nuova legge elettorale. Per farlo bisognerà però avere prima di fronte il testo della sentenza che al momento non è ancora stato pubblicato. E' singolare una Corte che procede per comunicati stampa, anziché per sentenze”.

Quale scenario si apre per il nostro Paese dopo la sentenza della Corte costituzionale?

Questa sentenza - anzi, questo annuncio di sentenza - ha stravolto un quadro già di per sé molto complesso. In questo momento, qualsiasi cosa accada, l’Italia è impossibilitata ad andare alle elezioni. E’ una situazione di gravità inaudita, mai sperimentata prima. Ed è ciò che da sempre la Corte ha voluto evitare sostenendo, ai tempi dei referendum elettorali, che le leggi elettorali erano leggi costituzionalmente necessarie. E cioè leggi che non potevano non esserci. Ora, dopo questo annuncio di sentenza, qualcuno dice che ora non si potrà più andare a votare. Qualcun altro dice che il Parlamento è delegittimato, e che occorre andare quanto prima a nuove elezioni, dimenticando che, in tal caso, a stabilire la legge elettorale sarebbe per l’appunto un Parlamento delegittimato.

Lei quale legge elettorale auspica?

Guardi, l'esperienza degli ultimi vent'anni ci insegna che un conto sono gli obiettivi della legge elettorale, un altro sono i risultati che concretamente si conseguono. In questo momento di disorientamento generale e di scomposizione del quadro politico, personalmente ritengo che un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento e un eventuale premio di maggioranza alla fine potrebbe mettere d’accordo molti, anche perché non pregiudicherebbe la posizione di nessuno. Lo stesso Mattarellum, del resto, era un proporzionale con premio di maggioranza, presentato come se fosse stato un uninominale con correzione proporzionale. Una cosa tipicamente italiana, sospesa tra il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. 

Dove sta la difficoltà nel trovare un accordo trasversale sulla legge elettorale?

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, l’assetto bipolare che si è voluto dare al sistema politico italiano è chiaramente messo in discussione. Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è affrettato ad affermare che la sentenza della Consulta non pone in dubbio il bipolarismo e che il proporzionalismo sarebbe stato superato dal referendum del 1993. Il che fa pensare che, vista la situazione, ci fosse bisogno di dare un segnale forte in questo senso. Il punto è che ormai commentiamo annunci di sentenza e interviste. Questo è molto significativo.

Il bipolarismo è arrivato al capolinea? 


COMMENTI
07/12/2013 - A proposito di singolarità... (Franco Labella)

Trovo singolare che un giurista, un docente universitario si esprima come si è espresso il prof. Mangia prima di aver letto le motivazioni della sentenza.