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Politica

LEGA NORD/ L'elezione di Salvini seppellisce l'Umberto-furioso e il partito

Matteo SalviniMatteo Salvini

Dietro a questo cambio della guardia ingessato ci sono comunque movimenti per ora sommersi, ma da seguire: è prevalsa la decisione di non andare allo scontro, più che con Bossi, con i bossiani duri e puri, per non aprire una lunga stagione di guerriglia interna. In tal senso, sottotraccia si sta consolidando un asse trasversale lombardo-veneto che punta a dare al partito una gestione condivisa, togliendo spazio ai personalismi vecchi (Bossi) e nuovi (Tosi). E a creare le premesse perché possa crescere una nuova classe dirigente.

Resta da dire dell’Umberto furioso, che esce ingloriosamente di scena: ha voluto misurarsi, e non ha raccolto l’adesione neanche di due iscritti su dieci. Salvini gli vuole salvaguardare l’immagine, come si è visto dalle dichiarazioni a caldo dopo la vittoria. Ma lo show-down è di tutta evidenza: imitando il suo ex acerrimo nemico e poi fedele alleato Berlusconi, anche Bossi non ha saputo capire quand’era il momento di andarsene a testa alta e con dignità; oggi lo fa nel peggiore dei modi. Entrambi hanno del resto illustri precedenti, perché molte delle élites al tramonto si rivelano sorde e cieche. Come Luigi XVI, che la sera del 14 luglio 1789, nel suo diario, scrisse una secca annotazione: “Rien”, niente. Poche ore prima, i francesi avevano preso la Bastiglia. Ed era iniziata una rivoluzione. Anzi, la Rivoluzione.

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