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PRIMARIE PD/ Chi è Gianni Cuperlo, il "bravo ragazzo" del Pci che rivuole la prima Repubblica?

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Gianni Cuperlo (Infophoto)  Gianni Cuperlo (Infophoto)

Memore del togliattismo migliore di D’Alema, Cuperlo in realtà vuole proprio l’opposto: far durare a lungo il governo Letta, nella consapevolezza realistica che lo scontro elettorale non regalerebbe necessariamente al Pd l’alloro della vittoria. Cosa che invece mostrano di pensare i suoi competitor Renzi e Civati. Certo, il governo va incalzato, come nella miglior tradizione del Pci fin dall’ascesa del centro-sinistra, ma prendendo realisticamente atto dello stato di necessità e di blocco del sistema politico e di quello elettorale. Le proposte di Cuperlo al riguardo sono caute. Di certo non bisogna uscire dal quadro di un sistema istituzionale parlamentare, con governo deciso dal Parlamento. In ciò si ribadisce l’antica tradizione della centralità del parlamento, cioè dei partiti che lo compongono. Sono loro che devono decidere il governo, non gli elettori, come invece sembra proporre Renzi con la sua ipotesi del “sindaco d’Italia”. Quale che sia il metodo con cui si trasformano i voti in seggi, l’assetto istituzionale deve restare quello storico della Prima repubblica. Così, mentre Renzi punta sul presidenzialismo e sul doppio turno e Civati sulla centralità del parlamento e sul Mattarellum (sia perché è la formula più semplice rimasta sul tavolo, dopo che la Corte costituzionale, emersa da un lungo letargo, ha dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum sia perché mantiene comunque intatto il sistema parlamentare classico), Cuperlo si tiene aperte le strade a un ritorno proporzionalistico temperato.

La posta in gioco resta sempre la stessa: che i partiti mantengano la posizione centrale nel sistema politico-istituzionale, come previsto dalla Costituzione “più bella del mondo”. La quale, in verità, prescriveva una regolamentazione dei partiti e dei sindacati. Ma la Costituzione materiale, figlia illegittima degli stessi padri-partito, è stata meno reticente e più risoluta al riguardo: i partiti vengono prima delle istituzioni, dell’amministrazione, dell’economia, della società civile; i partiti sono il fondamento, l’Alfa e l’Omega della democrazia. Questa è l’essenza della Prima repubblica e della Seconda; questa la causa delle insorgenze populiste e giustizialiste, dell’ingovernabilità del Paese e del suo declino. Che la generazione dei D’Alema abbia legato il proprio destino personale, la propria lunga carriera, la propria Weltanschaaung alla Prima repubblica non è una sorpresa.

Nella storia d’Italia intere classi dirigenti, già moribonde, sono rimaste ancorate ostinatamente ai tre regimi successivamente moribondi – quello liberale, quello fascista, quello repubblicano - e sono tramontate con essi. Da questo punto di vista il Pd del dalemiano Cuperlo nasce assai moribondo. Non che Civati lo sia di meno, nonostante la biografia meno partitica. Ma nel gioco delle tre carte del Pd, quella di Cuperlo rischia di finire sotto le carte degli innovatori di Renzi o della sinistra radical-grillina di Civati. L’andamento del confronto su Sky ha confermato questa collocazione oggettiva di Cuperlo, che ha assunto consapevolmente e per intero la rappresentanza del Pci-Pds-Ds-Pd. Naturalmente le tesi di Cuperlo parlano di molto altro, di politiche oltre che di politica. Né manca un appello all’etica, mediante la citazione dotta di Umberto Saba, compaesano del nostro candidato: “Ai poeti resta da fare la poesia onesta”.



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