BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PRIMARIE PD/ Chi è Gianni Cuperlo, il "bravo ragazzo" del Pci che rivuole la prima Repubblica?

Pubblicazione:domenica 8 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 9 dicembre 2013, 12.53

Gianni Cuperlo (Infophoto) Gianni Cuperlo (Infophoto)

CHI E' GIANNI CUPERLO - PRIMARIE PD. Dei tre “bravi ragazzi” che si contendono le spoglie del Pd, Gianni Cuperlo è il più party correct di tutti. Nato nel ’61, non viene tuttavia dalla gavetta del Pci, bensì da quella più breve della Fgci, la Federazione giovanile comunista, di cui diviene segretario nel 1988. L’itinerario sarà breve. Perché nel 1989 il Pci cambia sigla, a seguito dei noti eventi di quel felice anno del Signore e della conseguente presa d’atto da parte di Achille Occhetto. La Fgci di quegli anni è ormai poca cosa. Dai 300mila degli anni 50 ai 200mila degli anni 60, ai 100mila degli anni 70, nel Congresso del 1985 contava ormai solo 44mila iscritti. Sotto la guida di Cuperlo tornerà a 55mila iscritti. Nell’ottobre del 1990 la Fgci decide di sciogliersi e di seguire il padre-partito, trapassando in Sinistra giovanile nel 1992. Come nel partito, anche nella Fgci avviene una scissione: una minoranza aderisce al Movimento per la rifondazione comunista.

Da allora Cuperlo “si iscrive” direttamente alla Direzione del partito. Diventa responsabile della Comunicazione del partito dal 1992 al 2006, nonché membro della segreteria nazionale. Si lega a Massimo D’Alema, di cui diviene collaboratore sia al partito sia nella Commissione bicamerale, di cui D’Alema è presidente, sia nella stesura di scritti, discorsi, libri firmati dal lider Maximo. Dal 2006 è eletto alla Camera dei deputati.

Dalemiano, dunque? Sostanzialmente sì, ma non un “militonto”. Del resto, D’Alema si vanta di non dirigere un corrente, più semplicemente si limita a esprimere un pensiero. Chi lo ama, lo segue, a proprio rischio, senza protezioni. Benché Cuperlo appaia come una persona leale, colta, buon parlatore, la citazione giusta al momento giusto, in politica, tuttavia, non conta ciò che uno è, ma ciò che uno comunica. Ciò che Cuperlo fa vedere è un identikit dalemiano.

La summula dei suoi pensieri sono le 22 pagine (quelle di Civati tre volte di più, quelle di Renzi la metà) della piattaforma presentata in vista della corsa alla segreteria del Pd. Intitolata “Per la rivoluzione della dignità” (dignità dell’Italia, s’intende), si propone di ricostruire le ragioni di una speranza di rinnovamento sociale, civile e culturale per l’Italia. L’appello è tutt’altro che infondato, nel contesto di un Paese disperato e in declino. Ma i toni del documento paiono riprendere quelli classici delle tesi dei congressi del Pci: c’è sempre un’Italia che sta andando alla rovina e c’è sempre un Partito che si candida a risollevarla. Il Pd deve pertanto e in primo luogo ricostruire la propria autonomia culturale, andata perduta con i cedimenti al liberismo selvaggio, fantasma che solo pochi intravedono nei loro incubi notturni, perché la realtà è quella di un Paese pieno di Stato e invaso da partiti-Stato.

Le strizzate d’occhio alla sinistra interna, tentata di seguire Civati sulla linea di un anti-lettismo conseguente fino alla richiesta di andare al voto al più presto possibile, sono evidenti. Così come lo è il carattere solo tattico della manovra.


  PAG. SUCC. >