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PRIMARIE PD/ Chi è Pippo Civati, il "piccolo Rodotà" che vuole riunire Sel e M5S?

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Pippo Civati (Infophoto)  Pippo Civati (Infophoto)

Sì, all’abolizione del Senato, sì alla riduzione del numero dei Comuni, sì all’abolizione delle Province (ma le Regioni non si toccano!), sì al sistema elettorale maggioritario, però non il doppio turno, ma il Mattarellum (un turno solo, con recupero del 25% di proporzionale per salvare i partiti, soprattutto quelli minori). Ma lo schema resta quello classico: l’elettore “nomina” il deputato, il governo lo formano i partiti in Parlamento. Civati (e Cuperlo) esclude decisamente il (semi-) presidenzialismo. La Costituzione italiana del 1948 resta la miss Universo delle costituzioni.

Alla fine, la spumeggiante Weltanschauung si infrange sulle scogliere del partito-Stato, che prende le decisioni fondamentali, lasciando gli elettori fuori dalla porta. Il messaggio di Civati è che gli elettori interni al Pd devono contare molto di più di adesso nella democrazia interna di partito, ma, poi, in quanto elettori del Parlamento, possono solo limitarsi a eleggere dei deputati, i quali poi penseranno loro a scegliere il capo del governo e il presidente della Repubblica. 

La pretesa ricorrente, dalla fine della prima Repubblica, di spalancare i partiti alla società civile, senza togliere loro il potere di formare i governi, ci riconsegna il primato del partito-Stato. E’ la stessa contraddizione del Documento Barca: denunciato efficacemente l’intreccio tra partiti, Stato, amministrazione, alla fine non riduce lo spessore ontologico dei partiti, decisi a mantenere la presa sia sulla società civile sia sullo Stato… Ma veniamo alle scelte politiche concrete, che sono più illuminanti e meno ambigue delle parole.

La vicenda della presidenza della Repubblica ha visto Civati schierarsi per la candidatura di Stefano Rodotà, il cavaliere bianco dei diritti, sostenuta dal M5S, da Sel, dalla sinistra interna del Pd e dai residui della cosiddetta società civile-politica. Sul governo: Civati è ostile al governo delle larghe intese, accusa Renzi di tendenze neo-centriste. Fino all’ultimo ha condiviso il tentativo fallito di Bersani di fare un governo con M5S, rispetto al quale si è esposto come intermediario attivo. L’idea di fondo è che un’alleanza tra Pd rinnovato, frammenti consistenti di M5S e Sel possano portare ad una vittoria elettorale rapida e consistente.

Insomma: una gran voglia di andare a votare. In termini di geopolitica interna, Civati è il più a sinistra dei tre concorrenti alla segreteria del Pd. Ma lo è con un linguaggio nuovo, non più attinto al massimalismo di classe, ma al massimalismo dei diritti, opportunatamente condito con il reddito di cittadinanza.



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