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IL CASO/ Giovagnoli: il bipolarismo "alla Monti" rompe l'inciucio Pd-Pdl

Bersani e Berlusconi puntano a rafforzare un bipolarismo elettorale (non politico) che nel tempo si è sempre dimostrato fallimentare. Tra loro c'è Monti. Il commento di AGOSTINO GIOVAGNOLI

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In passato qualcuno lo definiva multipartitismo polarizzato, altri bipolarismo imperfetto, mentre oggi sono in molti a credere che il bipolarismo elettorale non possa trasformarsi automaticamente in bipolarismo politico. In qualunque modo lo si voglia chiamare, è chiaro che il terzo incomodo non piace né a Bersani né a Berlusconi, intenzionati a voler rappresentare i maggiori e, se possibile, gli unici veri contendenti in queste elezioni politiche. Mario Monti si è inserito prepotentemente, con la sua Scelta Civica, in un particolare rapporto tra “poli” sopravvissuto a qualsiasi trasformazione del sistema politico italiano, tremendamente aiutato dall’attuale legge elettorale che non si è riusciti a modificare. Lo storico e politologo Agostino Giovagnoli ci aiuta a fare chiarezza.

Professore, cosa sta accadendo?

La presenza di una proposta nuova come quella raccoltasi intorno a Mario Monti mette in discussione il bipolarismo degli ultimi vent’anni di politica italiana. E’ questo stesso bipolarismo, adesso, a voler difendersi e conservare se stesso, respingendo la “pericolosa” novità.

Un bipolarismo del genere è ancora davvero ipotizzabile?

Questo bipolarismo ha fortemente mostrato i propri limiti, soprattutto negli ultimi anni, e non è un caso che oggi emerga un panorama politico più articolato che mette alle strette quello che è stato già definito un bipolarismo “muscolare”.

Da più parti questo stesso bipolarismo è stato dato ormai per morto, finito, superato. E’ davvero così?

E’ difficile dire se sia davvero morto. Senza dubbio risulta essere molto logorato, ma dal suo stesso fallimento. Questo perché il bipolarismo è stato innanzitutto imposto: le leggi elettorali, infatti, prima il Mattarellum e poi il Porcellum, sono state pensate perché si affermassero in Italia due poli principali. Inoltre, si è cercato addirittura di trasformare questi due poli in due partiti alle elezioni del 2008: da una parte il Pdl, dall’altra il Pd, nel tentativo di stabilizzare definitivamente il bipolarismo e trasformarlo in bipartitismo.

Contro cosa si è scontrato questo tentativo?

Contro un panorama politico italiano decisamente più complesso, in cui un tentativo di imporre per legge tale bipolarismo non poteva che fallire. L’esistenza di più partiti, o di pochi, non è qualcosa che si può stabilire a tavolino. Si può favorire o meno, certo, ma la realtà storica ci insegna che nel nostro Paese c’è una forte tendenza a un panorama politico fortemente plurale. C’è poi un altro aspetto di cui non si è tenuto conto.

Quale?

La forzatura bipolare ha creato coalizioni sempre molto eterogenee al loro interno, le quali potevano essere anche molto utili per poter vincere le elezioni ma pessime per governare. Questo perché per governare è necessario che vi sia una omogeneità della maggioranza parlamentare e una unicità di indirizzi di governo che, al contrario, negli ultimi vent’anni non si è mai verificata.

Di recente abbiamo visto addirittura Angelino Alfano prendere le difese di Nichi Vendola, solo l’ultimo di una serie di episodi che conferma l’intenzione, da parte di Pd e Pdl, di rafforzare lo stesso bipolarismo che lei ha definito “logorato”. Cosa ne pensa?