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ELEZIONI/ Una casa alla portata di tutti? Si può, ecco come

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Il gap potrà essere ridotto in presenza di una maggiore di disponibilità di aree e di immobili da riqualificare, posizionati in ambiti già integrati nel tessuto urbano. 

Ecco allora che la prima tra le condizioni imprescindibili per dare un’accelerata allo sviluppo di progetti di abitare sociale passa dalla necessità che patrimoni, pubblici e privati, oggi non utilizzati, oppure aree da edificare, siano messi rapidamente a disposizione di fondi, imprese e realtà non-profit perché possano valorizzarli. 

Un ulteriore impulso può arrivare dall’abbattimento dei tassi d’interesse sui mutui e dalla creazione di fondi che coinvolgano la finanza pubblica e privata, anche col sostegno della Cassa Depositi e Prestiti, dotata a sua volta del Fondo Investimenti per l’Abitare (Fia) destinato proprio a intervenire a favore della costituzione di Fondi territoriali di dimensione regionale o locale. Inoltre, l’eliminazione del tetto del 40% per le partecipazioni locali del Fia, registrata nelle scorse settimane dalla Corte dei Conti, potrà sbloccare progetti rimasti a lungo congelati. 

Infine, è auspicabile una riforma fiscale che introduca un regime Iva al 4% per chi sviluppa politiche sociali della casa, equiparando così l’aliquota prevista per chi oggi acquista la prima abitazione.

Si discute molto. Si annunciano iniziative. Ma poi si concretizza ancora troppo poco rispetto alle necessità reali delle persone. Se la politica mettesse in agenda lo sviluppo di un vero piano per l’edilizia sociale, in grado di procedere lontano dagli imbuti dell’eccessiva burocrazia, ne guadagnerebbe di credibilità. Arriverebbe un forte segnale di ripresa a tutta la comunità economica nazionale. Arriverebbe, finalmente, una risposta a milioni di persone che coltivano uno dei desideri insopprimibili: una casa dove abitare, una dimora dove vivere.



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COMMENTI
10/02/2013 - qualità e non quantità (Andrea Trombetta)

La quota di famiglie proprietarie di prima casa in Italia rappresenta una delle percentuali più elevate d'Europa. La vera sfida è sulla qualità dell'edilizia sociale, non sulla quantità: le speculazioni sono già abbastanza. Il nuovo deve sorgere al posto del vecchio e NON su terreni oggi non edificati: l'Italia ogni anno "ruba" territorio cementificandolo 5 volte di più di quanto avviene in Germania. La sfida vera è riqualificare l'esistente e redistribuirlo davvero secondo principi di sostenibilità ed equità e non corporativi.