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Politica

ELEZIONI/ Una casa alla portata di tutti? Si può, ecco come

Se la politica mettesse in agenda lo sviluppo di un vero piano per l’edilizia sociale, lontano dalla burocrazia, ne guadagnerebbe di credibilità. Ecco come fare. ANTONIO INTIGLIETTA

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Chi si candida a governare una nazione come l’Italia deve, a mio avviso, dimostrare la capacità di intravedere le principali problematiche del tessuto sociale ed economico. Da qui creare processi virtuosi che mettano in moto anche la società civile per risolvere le criticità.   

In questo senso, il tema dell’edilizia residenziale sostenibile in Italia non può essere classificato solo come una delle tante questioni aperte. È ormai un’emergenza, accentuata dalla crisi che ha trasformato la casa in un “lusso” permesso ad un numero sempre minore di famiglie. Il dibattito che si sta generando in questa campagna elettorale non può eludere tale argomento, senza far emergere proposte concrete. 

Purtroppo la “zona grigia” della popolazione italiana, costituita da chi è troppo ricco per poter ottenere un alloggio popolare e chi è troppo povero per potersi permettere un affitto di mercato, è sempre più vasta. Per non parlare di chi non ha sufficiente sicurezza sul proprio futuro per pensare all’accensione di mutui per l’acquisto della prima casa. È una fascia sociale eterogenea, che tocca vecchie e nuove generazioni, che già da troppo tempo attende risposte concrete ed efficaci. Si tratta di un dato di fatto, dettato dalla totale inadeguatezza del rapporto tra la domanda e l’offerta di case nel nostro Paese. 

Lo sviluppo del Social Housing resta la via maestra per offrire una soluzione abitativa adatta a migliaia di famiglie. La formula è chiara: realizzare case di qualità a canoni moderati, i cosiddetti “affitti sociali”, su aree “a standard” o terreni oggi inutilizzati, ceduti da privati o messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione, compresi beni dismessi (pensiamo, ad esempio, al patrimonio in giacenza nelle banche italiane o in capo agli enti religiosi). Senza dimenticare che si tratta di interventi mirati sempre alla sostenibilità ambientale e sociale, alla cosiddetta “edilizia verde” e al risparmio energetico, nonché concentrati sulla qualità piuttosto che sulla quantità delle unità abitative.

Eppure su questo campo l’Italia sconta un gap rilevante rispetto ai Paesi del Nord Europa, che hanno accumulato esperienze significative negli ultimi vent’anni. Una delle cartine di tornasole ci è data dalle cifre di Eurostat, secondo cui il “Severe Housing Deprivation”, che misura il disagio abitativo tra sovraffollamenti e alloggi di scarsa qualità, in Italia è pari all’8,8% contro le medie dell’Unione Europea al 5,5% e dell’Eurozona al 3,5%. Non solo. In Europa il Social Housing coinvolge circa il 15% del patrimonio complessivo di abitazioni complessivo, nel nostro Paese la quota dedicata è del 6%. 


COMMENTI
10/02/2013 - qualità e non quantità (Andrea Trombetta)

La quota di famiglie proprietarie di prima casa in Italia rappresenta una delle percentuali più elevate d'Europa. La vera sfida è sulla qualità dell'edilizia sociale, non sulla quantità: le speculazioni sono già abbastanza. Il nuovo deve sorgere al posto del vecchio e NON su terreni oggi non edificati: l'Italia ogni anno "ruba" territorio cementificandolo 5 volte di più di quanto avviene in Germania. La sfida vera è riqualificare l'esistente e redistribuirlo davvero secondo principi di sostenibilità ed equità e non corporativi.