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Politica

ELEZIONI/ Polito: tre grandi incognite "azzoppano" già il prossimo Parlamento

Secondo ANTONIO POLITO, non è escluso che la prossima legislatura duri, al massimo, due anni. Tutto dipenderà dalla composizione del Parlamento e, specialmente, dal risultato al Senato

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Dopo che Bersani ha spiegato a Monti che prendersela con Vendola non serve a nulla, il premier uscente ci ha tenuto a sottolineare di non avercela personalmente con il leader di Sel. In sostanza, i leader di Pd e Scelta civica concordano sul fatto che il presidente pugliese va scaricato con gentilezza. Quel che è certo è che l’accordo tra i due, con la frammentazione che regnerà al Senato, con un Berlusconi sempre più agguerrito, e con l’M5S che rischia di mietere enormi successi, è ormai una necessità. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con l’editorialista de Il Corriere della Sera, Antonio Polito.

Dicono che il partito di Grillo potrebbe rappresentare la quarta se non, addirittura, la terza forza del Parlamento.

Non si può escludere. Anzitutto, è possibile che la notizia della dimissione del Papa stia mettendo in ombra la campagna elettorale dei partititi tradizionali, abituati ad occupare le pagine dei giornali e la tv. Ma, al di là di questo, è indubbiamente in ascesa da tempo. E, non essendo una forza tradizionale, dà il meglio di sé durante la campagna.

In che senso?

Nel resto dell’anno, è molto meno visibile. Anche perché non ricopre alcun ruolo in seno alle istituzioni. Durante la campagna, inoltre, i suoi metodi gli consentono di ottenere particolare risalto. Nelle ultime settimane si è rimesso in gioco, per usare una linguaggio militare, “mettendo gli stivali sul terreno”. Significa che non fa solamente “bombardamenti” televisivi come i suoi avversari, ma riempie le piazze. In Sicilia, il sistema lo ha premiato. Faceva tre comizi al giorno e, con la traversata dello Stretto, ha esposto il suo corpo secondo la più tradizionale delle prassi politiche. Non dimentichiamo, infine, che le sue manifestazioni elettorali sono pur sempre degli show. E sono gratis.

Claudio Sardo ha fatto presente, su queste pagine, che l’unica possibilità per arginare sia lui che Berlusconi sia un patto istituzionale tra Monti e Bersani, volto a indicare i presidenti della Repubblica, del Senato e della  Camera, e a riformare la legge elettorale e l’architettura dello Stato.

Un patto del genere, prima delle elezioni, non mi sembra possa avere molto senso. Il Pd, fino a poco tempo fa, aveva protestato vivacemente contro la salita in politica di Monti. Adesso, perché mai dovrebbe pensare che l’unica strada per salvare la Repubblica consista proprio nell’allearsi con lui? La verità è che il Pd ha fatto una campagna protesa ad avere la maggioranza assoluta, sia alla Camera che al Senato. E, ora, avverte il rischio di non riuscire a ottenerla. Sapendo bene che, oltretutto, non si può governare in questa tempesta con il 35% di voti alla Camera (che per effetto del premio di maggioranza conferito alla prima forza si trasforma nel 55%) chiama in causa Monti. Giustamente. Perché è l’unica forza con cui può realmente ipotizzare una collaborazione. C’è un’altra ragione per cui il patto difficilmente è fattibile esclusivamente sul piano istituzionale, senza che ci sia un accordo di governo.

Quale?