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LA LETTERA/ Noi (giovani?), elettori senza "testa" come la folla del Manzoni

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La folla manzoniana ci restituisce, ingigantita ed esasperata, l’immagine della nostra difficoltà ad avere una lucidità di giudizio, ad assumere una fondata posizione personale: “cosa è stato?” potrebbe essere la nostra stessa domanda, quando tutto sarà ormai finito.

La crisi, insomma, è più profonda: prima che riguardare gli eletti, riguarda gli elettori. Non si tratta di un problema politico, ma educativo. Infatti, senza consapevolezza e responsabilità non si va lontano: subito il “governo del popolo” si trasforma nella dittatura dei peggiori, di chi urla più forte e sobilla gli istinti più bassi, semplificando ciò che è complesso e trasformando il confronto politico in uno spettacolo da stadio, dove l’esercizio della ragione è solo d’ostacolo, perché l’importante è fare il tifo per la propria parte.

E quindi? Possiamo ignorare il problema, chiudere gli occhi e votare, affidandoci speranzosi a una delle tante sirene che cercano di ammaliarci con i loro slogan. È la via più facile e rassicurante, richiede meno fatica, ma il prezzo da pagare è alto: delegare ad altri la propria scelta, rinunciare a giocare la partita e così, in definitiva, vivere come la folla manzoniana.

C’è un’alternativa. Più rischiosa e impegnativa, ma più affascinante. Consiste nel mettersi in gioco per capire, con il gusto di conoscere e perciò senza temere la complessità, informarsi, confrontare i dati, discuterli, immedesimarsi nelle ragioni dell’altro, immaginare il modo per dare un contributo al bene di tutti. Allora si potrà sbagliare, essere parziali e persino perdere le elezioni, ma si diventerà più adulti, e questo conterà di più anche politicamente.

Il voto che ci attende diventerà così l’occasione per prendere sul serio il compito che la vita e la circostanza storica del nostro paese ci chiedono: affrontare i problemi senza paura, rischiando il proprio giudizio personale. Chi ha iniziato a farlo, in famiglia, con amici o colleghi sul luogo di lavoro, sa che si tratta di un’avventura appassionante e alla portata di tutti, esperti e non. Vivere è la prima forma di politica, e questo può farlo chiunque.

Simone Invernizzi



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COMMENTI
17/02/2013 - Non senza "testa" ma senza paura. (Giuseppe Crippa)

Caro Simone, mi è piaciuta moltissimo la parte finale della tua lettera al Direttore de ilsussidiario.net, nella quale mostri il tuo desiderio di conoscere, di informarti, di discutere senza paura “di sbagliare, di essere parziale e persino di perdere le elezioni”. Finalmente qualcuno che non pensa che il suo voto debba essere un’arma da usare per far vincere qualcuno o, peggio ancora, per far perdere qualcun altro ma debba semplicemente essere un mattone che contribuisce all’edificazione della casa comune! Voteremo con un sistema che non pesa correttamente le differenti proposte ma premia la più votata al di là di quanto meriti e non sceglieremo le persone che ci rappresenteranno ma sono lieto che tu, come me, non abbia paura di perdere.

 
17/02/2013 - commento (francesco taddei)

per favore smitizziamo questa favola del bene comune. che cosa pretendete? che tutti siano laureati in tuttologia per cui oltre al nostro interesse si tiene conto anche di quello dell'altro? che tutti guardiamo la società con ascetico distacco così che dall'alto se ne possa avere una visione totale? la democrazia è la rappresentanza di interessi diversi, ci si divide o ci si unisce per convergenza di interessi. e qualcuno in questo giro elettorale resta fuori. per cambiare alle volte occorre che qualcuno perda.