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LA LETTERA/ Noi (giovani?), elettori senza "testa" come la folla del Manzoni

“La crisi è profonda: prima che riguardare gli eletti, riguarda gli elettori. Non si tratta di un problema politico, ma educativo”. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di SIMONE INVERNIZZI

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Caro direttore,
secondo un sondaggio Ispo pubblicato qualche giorno fa dal Corriere della Sera il Movimento 5 Stelle risulterebbe il primo partito tra i giovani sotto i 23 anni: un voto di protesta, un voto di pancia, ma anche una chiara mozione di sfiducia a una generazione di politici che si è mostrata inadeguata a rispondere ai problemi del paese. Dopo aver mentito per conquistare il nostro voto – è questo il ragionamento –, si sono voltati dall’altra parte, troppo presi dai loro interessi per badare a quelli dell’Italia. Basta: è venuto il momento di mandarli a casa.

La stessa logica si ritrova in una battuta sferzante di qualche tempo fa da parte di Mario Monti contro Silvio Berlusconi, uno dei tanti episodi di questa convulsa campagna elettorale. Come il pifferaio di Hamelin incanta i topini portandoli ad annegare, così l’illusionista e ingannatore Berlusconi avrebbe incantato i suoi elettori per poi precipitare tutti nel baratro.

Ma la battuta di Monti si presta anche a un’altra interpretazione. Se i politici si comportano come pifferai magici, gli italiani rischiano di assomigliare ai topini della fiaba: ingenui, privi di accortezza e di volontà propria, inseguirebbero volentieri promesse di facili soluzioni finendo, senza accorgersene, per cadere in un dirupo.

Esagerazione? Facciamo un piccolo test: quanti di noi sarebbero in grado di motivare la propria scelta di voto a un interlocutore che non la pensi allo stesso modo? Riusciremmo a dare una risposta argomentata, che tenga in considerazione la complessità della situazione e la pluralità dei fattori in gioco? Ognuno risponderà per sé, ma, a giudicare dai sondaggi che sono stati pubblicati fino alla scorsa settimana sui giornali, l’opinione di tanti elettori oscilla capricciosa e instabile al minimo soffio di vento: la notizia dell’ennesimo scandalo, una buona performance in tivù, una battuta ben calibrata e perfino una doppietta in campionato infiammano gli animi e sembrano bastare per orientare un parere, per conquistare un voto.

E chi invece resta saldo nelle proprie convinzioni, lo fa a ragion veduta o solamente per un’abitudine e una simpatia mai messe al vaglio dei fatti?

Il rischio che corriamo è quello di essere come la folla descritta da Manzoni nel capitolo XIII dei Promessi sposi: «Pronti alla ferocia e alla misericordia, a detestare e ad adorare, secondo che si presenti l’occasione di provar con pienezza l’uno o l’altro sentimento; avidi ogni momento di sapere, di credere qualche cosa grossa, bisognosi di gridare, d’applaudire a qualcheduno, o d’urlargli dietro. Viva e moia, son le parole che mandan fuori più volentieri [...] attori, spettatori, strumenti, ostacoli, secondo il vento; pronti anche a stare zitti, quando non sentan più grida da ripetere, a finirla, quando manchino gl’istigatori, a sbandarsi, quando molte voci concordi e non contraddette abbian detto: andiamo; e a tornarsene a casa, domandandosi l’uno con l’altro: cos’è stato?».


COMMENTI
17/02/2013 - Non senza "testa" ma senza paura. (Giuseppe Crippa)

Caro Simone, mi è piaciuta moltissimo la parte finale della tua lettera al Direttore de ilsussidiario.net, nella quale mostri il tuo desiderio di conoscere, di informarti, di discutere senza paura “di sbagliare, di essere parziale e persino di perdere le elezioni”. Finalmente qualcuno che non pensa che il suo voto debba essere un’arma da usare per far vincere qualcuno o, peggio ancora, per far perdere qualcun altro ma debba semplicemente essere un mattone che contribuisce all’edificazione della casa comune! Voteremo con un sistema che non pesa correttamente le differenti proposte ma premia la più votata al di là di quanto meriti e non sceglieremo le persone che ci rappresenteranno ma sono lieto che tu, come me, non abbia paura di perdere.

 
17/02/2013 - commento (francesco taddei)

per favore smitizziamo questa favola del bene comune. che cosa pretendete? che tutti siano laureati in tuttologia per cui oltre al nostro interesse si tiene conto anche di quello dell'altro? che tutti guardiamo la società con ascetico distacco così che dall'alto se ne possa avere una visione totale? la democrazia è la rappresentanza di interessi diversi, ci si divide o ci si unisce per convergenza di interessi. e qualcuno in questo giro elettorale resta fuori. per cambiare alle volte occorre che qualcuno perda.