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ELEZIONI 2013/ La doppia "vittoria" di Bersani e Berlusconi prepara il caos

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Se Bersani non ha la maggioranza al Senato dovrà allora trovare un “modus vivendi” con il Cavaliere ed è appunto questo l’obiettivo principale e realistico di Berlusconi: una situazione frantumata che imponga un accordo tra i partiti maggiori.

Ma anche la rimonta di Berlusconi ha il suo “tallone di Achille”: deve vincere in Lombardia. Se perde in quelle elezioni regionali vi è una disgregazione nazionale immediata con la Lega che si stacca per cercare il rilancio in una corsa solitaria e identitaria nelle elezioni europee del 2014 che si svolgono con il metodo proporzionale.

Il dato di fondo di queste elezioni è la crisi del bipolarismo che non è più in grado di polarizzare l’elettorato.

Si delinea quindi in questa settimana uno scontro finale tra voto “utile” e voto “sicuro”. Ma gli appelli di Berlusconi e di Bersani hanno - almeno presso una quota dell’elettorato - l’handicap di un “dejà vu” (maggioranze che si sono autoaffondate tra litigi e inadempienze) che può avvantaggiare il voto “sicuro” per formazioni nuove come quella dello showman genovese al motto “ogni grillino in più, un ladro in meno”.

A destabilizzare il bipolarismo è stata infatti l’escalation di questi anni sui “costi della politica” che è culminata con la discesa in campo di magistrati: da un lato l’intervento da terra” con liste proprie o in liste altrui; dall’altro il “bombardamento aereo” di scandali su centro-sinistra e centro-destra.

La posta in gioco? Evidentemente, come nel 1992, il nuovo Presidente della Repubblica eletto da un Parlamento impaurito, frantumato ed esautorato.

Di certo è comprensibile un malumore nel Pd: se dopo le dimissioni di Berlusconi, invece di fare la “strana maggioranza”, si fossero sciolte le Camere, ora Bersani sarebbe a Palazzo Chigi, Ingroia in Guatemala, Monti fuori dalla politica e Berlusconi già condannato e interdetto.

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COMMENTI
18/02/2013 - Altro che doppia vittoria (ottavio di stanislao)

Berlusconi e Bersani, maggiori azionisti del bipolarismo all'italiana, in un delirio di arroganza autoreferenziale, rifiutano anche il confronto TV con Monti. Dopo essere scappati quando il Paese rischiava il fallimento, ammettendo la loro intrinseca incapacità di dire la verità agli italiani, ora tornano a sollecitare le opposte tifoserie, riproponendo il conflitto inconcludente degli ultimi venti anni. Se avessero avuto un sussulto di dignità avrebbero dovuto almeno riformare la legge elettorale. Invece torniamo a votare con regole assurde, con parlamentari non eletti ma nominati e con una minoranza che avrà il 55% dei seggi alla camera. D'altronde questo sistema è tenuto in vita da questa legge elettorale che ha prodotto una casta politica avida pavida ed autoreferenziale ... otre a Grillo e l'antipolitica...