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ELEZIONI 2013/ La doppia "vittoria" di Bersani e Berlusconi prepara il caos

A meno di sette giorni dalle elezioni, UGO FINETTI commenta lo scenario politico italiano e gli attuali dibattiti che stanno caratterizzando questo momento di campagna elettorale

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

All’inizio sembrava una campagna elettorale dall’esito scontato che il Pd affrontava sull’onda del successo delle primarie Bersani-Renzi quasi da “partito unico” sulla scena nazionale. Poi c’è stata la rimonta di Berlusconi che ha reso incerta una maggioranza Pd-Sel anche in Senato ed ora non è escluso uno scenario di ingovernabilità. La prospettiva di un governo di compromesso per modificare la legge elettorale e tornare nuovamente alle urne in coincidenza con le elezioni europee del prossimo anno avanza come nuova ipotesi.

Di certo in nessuna elezione dal 1994, con il sistema maggioritario, si è visto come tema dominante del finale della campagna elettorale quello delle alleanze: Bersani che guarda al centro, il centro che non esclude un accordo a destra (senza Berlusconi), la sinistra che si offre al Pd come alleato alternativo a Monti, Berlusconi che propone un “governo costituente”. Il bipolarismo sembra perdere il controllo della situazione tanto che non è più certo che alla fine, tra Bersani e Berlusconi, uno sarà vincente e l’altro perdente. La posta in gioco per i due leader non è la stessa: Bersani punta tutto su Palazzo Chigi e Berlusconi sull’essere determinante e comunque non ghettizzato. Potrebbero entrambi, insieme, rimanere in sella o essere disarcionati. Non bisogna dimenticare che, insieme, hanno imposto il mantenimento dell’attuale legge elettorale ed osteggiato il Quirinale che chiedeva la modifica.

Il leader del Pd, dopo le primarie di partito e di coalizione, ha l’obiettivo di far finalmente approdare, dopo una traversata di venticinque anni, la “ditta” ex Pci alla guida del paese con un governo di legislatura. Non è uno sbocco (solo) di potere, ma il raggiungimento di un traguardo dopo un arco di sperimentazioni. Se gli ex Pci falliscono anche questa volta per Bersani non c’è un “piano B”. il nervosismo è tale che, appunto, in modo forse imprudente il Pd si è avventurato ad aprire il dibattito sulle alleanze. Con ipotesi che possono apparire agli elettori anche un po’ confuse e astratte.

L’idea di un accordo “istituzionale” e cioè prospettando un’intesa del Pd con il centro senza coinvolgimento ministeriale è brillante, ma difficilmente praticabile. L’elezione alle cariche istituzionali (dal Quirinale alla presidenza delle Camere) richiede il voto segreto e quella di Pierluigi Bersani non è una platea affidabile con Vendola e sinistre Pd. Quindi rimane la strada di una partecipazione diretta di ministri di centro con ministri del Sel che però - allo stato attuale - entrambi i partiti giurano di escludere. 


COMMENTI
18/02/2013 - Altro che doppia vittoria (ottavio di stanislao)

Berlusconi e Bersani, maggiori azionisti del bipolarismo all'italiana, in un delirio di arroganza autoreferenziale, rifiutano anche il confronto TV con Monti. Dopo essere scappati quando il Paese rischiava il fallimento, ammettendo la loro intrinseca incapacità di dire la verità agli italiani, ora tornano a sollecitare le opposte tifoserie, riproponendo il conflitto inconcludente degli ultimi venti anni. Se avessero avuto un sussulto di dignità avrebbero dovuto almeno riformare la legge elettorale. Invece torniamo a votare con regole assurde, con parlamentari non eletti ma nominati e con una minoranza che avrà il 55% dei seggi alla camera. D'altronde questo sistema è tenuto in vita da questa legge elettorale che ha prodotto una casta politica avida pavida ed autoreferenziale ... otre a Grillo e l'antipolitica...