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ELEZIONI 2013/ Il programma di "Fare per Fermare il declino" di Oscar Giannino

Il movimento politico costituito da vari soggetti Fare per Fermare il declino non aderisce ad alcuna coalizione. Ecco il testo del programma ufficiale

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Fare per Fermare il declino è un movimento di opinione polarizzato attorno a un manifesto e - successivamente - a dieci proposte il cui ispiratore è Oscar Giannino. Personaggio di spicco e controverso (perchè non convenzionale) del mondo del giornalismo economico italiano, il leader di Fare per Fermare il declino è stato travolto dallo scandalo legato a un master economico che ha falsamente dichiarato di aver conseguito in una università americana. Con un tempismo che certamente ha fatto felici i suoi antagonisti politici, Giannino è stato costretto alle dimissioni, ma l'esperienza di Fare affronta in ogni caso il vaglio delle urne. Le proposte programmatiche sono chiare, e anche se non sono state stilate (solo) da docenti universitari o pensatori con tanto di Master, evidenziano punti critici con cui il prossimo governo, comunque sia formato, dovrà confrontarsi. Da un punto di vista strettamente politico, il movimento di Giannino muove una fortissima critica al post-tangentopoli: "La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 - tranne poche eccezioni individuali - ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente". Rinnovamento, quindi, negli uomini oltre che nelle idee nel programma di Fare per Fermare il declino. E anche se il movimento ha perso un autorevole esponente come Luigi Zingales, il manifesto che lo ha originato porta anche la sua firma. I promotori: Michele Boldrin, Paola Bruno, Sandro Brusco, Angelo Busani, Stefano Cianchi, Alessandro De Nicola, Silvia Enrico, Lorenzo Gerosa, Oscar Giannino, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, Luigi Zingales, Marianna Vintiadis. Ecco i 10 interventi programmatici per la crescita della lista Fare per Fermare il declino.

Ridurre l'ammontare del debito pubblico. E' possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.

Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.

Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d'ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.