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ELEZIONI 2013/ Il programma di "Io Amo l'Italia" di Magdi Allam

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4. Tassa unica con una sola aliquota al 20% da corrispondere ai Comuni

Liberiamo l'Italia dal furto legalizzato di uno Stato carnefice che ci dissangua con il più alto livello di tassazione al mondo, costringendo gli imprenditori all'evasione fiscale e al lavoro nero per poter sopravvivere
Io amo l'Italia denuncia che imporre fino al 75% di tasse sul fatturato di un'impresa, corrisponde a una condanna a morte di fronte a cui l'imprenditore che evade esercita un legittimo diritto alla sopravvivenza, pena la chiusura dell'azienda o la scelta di delocalizzare trasferendo altrove nel mondo l'attività con delle gravi conseguenze per i dipendenti disoccupati, loro famiglie e l'insieme della collettività.
Io amo l'Italia afferma il principio che le tasse si pagano una sola volta alla fonte e che non si tassano beni acquistati con denaro tassato, a partire dalla casa che è il bene rifugio in cui ha investito l'80% delle famiglie italiane.
La drastica riduzione dei costi dello Stato e il Federalismo dei Comuni consentono un drastico abbattimento della tassa unica con una sola aliquota versata dai cittadini fino al 20%, da corrispondersi direttamente ai Comuni. Questo favorisce l'accertamento che le tasse vengano pagate da tutti senza alcuna eccezione, perché in seno alla comunità locale è più difficile evadere le tasse così come è più difficile rubare il denaro pubblico.
Un'unica tassa equa è l'antidoto sia all'evasione fiscale sia al lavoro nero che in Italia rappresentano circa un quarto del Pil, assicurando maggiori risorse a beneficio dell'insieme della collettività.
Io amo l'Italia vuole l'immediata chiusura di Equitalia e di ogni altro organismo similare che opera con logiche forcaiole e impongono delle sanzioni usuraie che finiscono per uccidere le imprese e gettare nella miseria le famiglie. 
I Comuni, sulla base del principio della solidarietà nazionale, versano una quota delle tasse allo Stato per permettergli di adempiere alle funzioni di sua pertinenza.

5. Affidare lo sviluppo e favorire gli imprenditori privati italiani che operano nell'ambito dell'economia reale e reinvestono gli utili in Italia

Liberiamo l'Italia dalla catastrofe dello Stato-imprenditore che ha dilapidato il denaro pubblico, vessato i cittadini, offerto servizi inadeguati 
Io amo l'Italia, prendendo atto del fallimento di un modello di Sviluppo che mette al centro lo Stato-imprenditore e le macro-imprese che sono ormai dedite più alla speculazione finanziaria che non alla produzione di beni e servizi, promuove un'alternativa che affida lo Sviluppo agli imprenditori privati che operano nell'ambito dell'economia reale, che reinvestono gli utili in Italia, che non delocalizzano e che perseguono il bene comune dell'insieme della comunità.
Io amo l'Italia crede negli imprenditori privati e vuole eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono all'attività di quel 97% di micro, piccoli e medi imprenditori che rappresentano la quasi totalità degli imprenditori e fanno grande l'Italia.
L'esperienza stessa ci fa toccare con mano il fallimento dello Stato-imprenditore e anche delle imprese-parassitarie che campano con il denaro pubblico perché il denaro pubblico viene considerato denaro di nessuno. Solo l'imprenditore privato, libero ed indipendente ha a cuore il proprio denaro, vuole eccellere nella propria attività e, in un contesto di regole, contribuisce al perseguimento del bene comune.
La nostra proposta mette al centro la persona come protagonista e ragione ultima dello sviluppo, privilegiando la crescita dei micro, piccoli e medi imprenditori nei settori d'eccellenza che valorizzano la specificità dell'Italia nel contesto di un'economia sociale di mercato finalizzata al conseguimento del bene comune.
Io amo l'Italia considera giusto che le macro-imprese che hanno per decenni campato sulle spalle dei contribuenti italiani e che oggi scelgono di abbandonare l'Italia perché è più vantaggioso operare all'estero, debbano corrispondere una compensazione allo Stato per sdebitarsi sia in termini di restituzione di un capitale acquisito sia in termini di danno provocato alla collettività per la perdita di posti di lavoro e lo sconvolgimento di un sistema produttivo integrato che faceva riferimento all'attività della macro-impresa, qual è il caso della Fiat.