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Politica

ELEZIONI 2013/ Il programma dell'UdC di Pierferdinando Casini

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4) Una svolta nelle liberalizzazioni: per il consumatore, per la piccola e media impresa

L’Unione di Centro si propone come partito di tutela del cittadino-consumatore. Partiamo dalla consapevolezza che, dal 1996 al 2001, i governi di centrosinistra hanno realizzato una serie di privatiz- zazioni che, in luogo dei cittadini, hanno favorito nuovi monopolisti di settori strategici come banche, assicurazioni, telecomunicazioni, gas ed energia con il risultato di appesantire i costi dei servizi per i cittadini- consumatori, le famiglie-consumatrici e le imprese consumatrici. Ma la destra non ha cambiato strada: la nuova fase di governo, dietro il paravento della crisi internazionale, sembra mirare anch’essa solo a costruire nuovi equilibri di potere nell’ambito del sistema bancario e industriale.

Occorre invertire la rotta: solo attraverso un’imponente spinta liberalizzatrice sarà infatti possibile completare il processo di ammodernamento dell’economia italiana creando finalmente condi- zioni di concorrenza tra le imprese, riducendo i costi e migliorando la qualità per i consumatori. Lo Stato, abbandonato definitivamente il ruolo di Stato-imprenditore, ha il dovere di assumere quello di Stato- regolatore ponendo al centro della propria azione la figura del consu- matore.

La spinta liberalizzatrice, oltre che a livello nazionale, va diffusa anche al livello dei servizi pubblici locali e delle professioni, abbandonando l’eterna malattia italiana di coltivare corporativismi e interessi particolari. Ciò vale ovviamente anche per la macchina buro- cratica dello Stato e dei suoi enti periferici che appare organizzata più in funzione di chi vi lavora, spesso peraltro in condizioni di frustrazio- ne, che del cittadino che ne usufruisce.

 

L’Unione di Centro si propone anche come partito di rife- rimento della piccola e media impresa che rimane il principale traino economico dell’Italia. Le sfide del mercato globale impongono una continua rimodulazione delle politiche di sostegno e un’analisi attenta ma severa del- l’evoluzione del sistema imprenditoriale italiano. Il “nani- smo” delle nostre imprese costituisce da una parte un elemento di freno dello sviluppo, dall’altra un punto di forza, garantendo flessibilità e dinamismo. Occorre indi- viduare i settori nei quali favorire selettivamente le aggregazioni d’impresa e quelli nei quali le politiche di distretto agevo- lano la competitività, salvaguardando anche i caratteri distintivi delle aziende, per imprimere ulteriore spinta all’affermazione del made in Italy. In questo percorso la ricerca e l’innovazione di prodotto diventa- no l’unico vero traino di una riscossa, non effimera, dei nostri indici di competitività.

5) Elevare il tasso di solidarietà

Un partito moderato e riformatore ha il dovere di assu- mere scelte anche apparentemente impopolari se improntate alla tute- la dell’interesse generale. Ebbene, il nostro Paese ha bisogno che torni in politica il tempo del coraggio per affrontare seriamente il tema della povertà, della disuguaglianza, delle redistribuzione del reddito; per definire un nuovo welfare, sostenibile e giusto, non più centralizzato ma fondato sulla sussidiarietà orizzontale; per promuovere un moder- no sistema di protezione sociale capace di garantire un avvenire meno incerto ai nostri giovani che hanno bisogno di una scuola e di un’uni- versità radicalmente rinnovate, per offrire sostegno agli anziani, per assicurare solidarietà ai “nuovi poveri” e realizzare condizioni di pari opportunità a tutte le donne.

 

L’attuale sistema pensionistico non tiene conto dei muta- menti demografici in atto e finirà con il far pagare alle giovani genera- zioni il prezzo dell’irresponsabilità dei governi attuali. È indispensabile approvare una riforma della previdenza che tenga conto della combi- nazione tra allungamento dell’attesa di vita e caduta delle nascite. Dalla previdenza occorre inoltre sganciare l’assistenza, recuperando risorse che potranno essere destinate a chi ne ha veramente bisogno. Elevare il tasso di solidarietà del Paese è la missione più alta che una buona politica possa darsi nel medio-lungo periodo. Occorre allora incentiva- re e non abbandonare a se stessi i tanti italiani che oggi si dedicano alla solidarietà, aiutandoli a proseguire nel loro impegno con un rinnovato spirito imprenditoriale. Intorno alla figura dell’imprenditore sociale il Paese può ritrovare gli stimoli e le energie per sostenere i cittadini che attualmente vivono in condizioni di povertà.