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ELEZIONI 2013/ Il programma della Lista Lavoro Libertà 3L di Giulio Tremonti

E' la lista ideata e capitanata dall'ex ministro Tremonti. Si chiama Lista Lavoro Libertà 3L ed ecco il testo riassuntivo del programma elettorale, sul sito il testo completo

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

La Lista Lavoro Libertà 3L è espressione dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Si presenta con un programma autonomo ma con candidati inseriti nelle liste della Lega Nord, in quanto per motivi di tempo non è stato possibile depositare un simbolo autonomo. In pratica nelle regioni del Nord, dove il Carroccio è più forte, le liste elettorali contengono soprattutto candidati scelti dalla Lega. In Emilia-Romagna e nel centro Italia la selezione è stata mista, mentre nel Centro Sud e Isole ci sono solo candidati del movimento di Tremonti, i quali si presentano però comunque sotto il simbolo della Lega. Nel programma spicca la cosiddetta proposta “Compra Italia”, cioè l’idea che il debito pubblico italiano debba ritornare sotto il controllo di acquirenti del Belpaese per evitare la speculazione finanziaria. La proposta di Tremonti è quindi l’emissione di titoli pubblici esentasse. Per rilanciare l’economia reale il ministro promette invece la creazione di una banca nazionale di Credito per l’Economia, sul modello di quanto avviene già in Germania; il Tfr nella busta paga mensile; l’abrogazione della legge Fornero sul lavoro. Ecco di seguito il programma integrale della Lista Lavoro Libertà 3L.

 

IL MANIFESTO 3L

Siamo in guerra.
Dentro una strana guerra: economica, non violenta, “civile” e per questo diversa da quelle del passato. Soprattutto una guerra economica. Ma pur sempre una guerra!

Possiamo perderla, questa guerra, se per paura accettiamo di farci colonizzare, se nel 2013 votiamo per dare il nostro richiesto consenso al nostro assistito suicidio.
Da quando hanno deciso di “salvarci”, sottomettendoci ad una cura che loro chiamano “distruzione creatrice”, abbiamo infatti in Italia troppe tasse e troppa paura.
Un conto è tassare il reddito prodotto, un conto è impedire con le tasse che il reddito sia prodotto!

Puoi liberalizzare o puoi spaventare, ma non puoi fare tutte e due le cose insieme!
Una volta si falliva per i debiti. Oggi in Italia si fallisce anche per i crediti, perché il denaro – fatto per circolare – non circola.

Nel dopoguerra non c’erano i soldi, ma c’era la vita! Oggi in Italia è l’opposto: non si compra, non si assume, non si investe.
Nelle nostre strade si stanno diffondendo i cartelli “compro oro”. Weimar cominciò così, quando la crisi arrivò al ceto medio.
Tra poco ci diranno che la nostra economia si indebolisce, che il nostro debito pubblico cresce, che così l’Italia non lo può onorare, che perciò dobbiamo chiedere l’“aiuto” europeo, ma che per questo dobbiamo fare “ancora di più!”.
Questo è il presente e questo sarà anche il futuro, se ancora si crede alla propaganda dominante: l’Italia avanza, l’Italia attacca… goal della Germania!
Se continuiamo così, di sicuro vincono solo la speculazione internazionale e l’industria straniera, perché il contagio finanziario si sta già trasmettendo dal bilancio pubblico a quello delle banche, che di riflesso strozzano le nostre imprese, così destinate ad essere chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza estera.
E’ così che ora, come centocinquanta anni fa, come è scritto nel principio dell’“Inno d’Italia”, siamo noi stessi a voler essere “calpesti e derisi”, via via perdendo la nostra sovranità nazionale, la nostra dignità personale, la nostra democrazia, la nostra libertà, i nostri risparmi.