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ELEZIONI 2013/ Il programma di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Guido Crosetto

Pubblicazione:venerdì 22 febbraio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

La sinistra non può restituire vitalità alla società. Il suo consenso passa tradizionalmente per l’alleanza con gruppi d’interesse (sindacati, magistratura, finanza, lobbies) che difendono chi è già garantito e vuole conservare un modello sociale che non c’è più. Il sistema dei diritti e dei doveri va riscritto sulla scorta delle modifiche epocali che hanno fatto irruzione nei vecchi riferimenti culturali del secondo dopoguerra, per ricomporre una solidarietà e un’equità tra categorie sociali e generazioni che è venuta meno con l’incalzare della crisi.

Il popolarismo, inteso come sintesi tra liberalismo cattolico e conservatore, patriottismo identitario e riformismo laico ha le radici e i valori per far convivere tradizione e modernità, produzione e socialità, merito e solidarietà, ma ha mostrato fin qui tutti i suoi limiti. Nessun guizzo creativo, scarsa capacità di mettersi in gioco, assenza di stimoli per nuove elaborazioni culturali e conseguente assenza di una ‘visione’, lacci e laccioli stretti con corporazioni ingessate che hanno soffocato l’entusiasmo delle origini, in Italia scaturito dal ‘ciclone del '94’. Insomma, i difensori dello status quo hanno fatto breccia tra noi e reso impossibili le riforme.

L’Europa, la casa comune in cui crediamo, è attraversata da una medesima crisi di legittimità. Gli stati nazionali hanno ceduto pezzi di sovranità, ma non sono stati compensati dall’avvento della sovranità dei popoli europei. Agisce su di noi il potere di un’Europa burocratica e oligarchica che privilegia spesso interessi distanti dal ‘bene comune’, niente a che vedere con  L’Europa politica e democratica che animava i sonni dei suoi padri fondatori.

Ma non dimentichiamo che ogni tempo di crisi porta con sé una possibilità nuova e unica. E’ anche per questo che la politica deve tornare credibile e riavvicinarsi ai bisogni di ciascuno, perché negli scenari di crisi si deve rifondare un’architettura, cogliere il meglio da ogni modello di società e inverarlo. L’esatto opposto della visione tecnocratica.  Giovani, persone, famiglie, imprese, devono diventare capisaldi di un nuovo equilibrio fatto di innovazione e coesione. 

C’è bisogno di più politica, non di meno, né di antipolitica o di tecnocrazia.

Politica come destino della comunità, spazio del legame e della relazione, luogo dove diverse visioni del mondo competono per lasciare un segno nella storia.

E’ arrivata l’ora di raccogliere le sfide del nostro tempo, per rigenerare l’ Italia.


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