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Politica

ELEZIONI 2013/ Il programma di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Guido Crosetto

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La Sfida

1) Persona e popoli, il futuro dell’ Italia e dell’Europa.

Apparteniamo all'Italia e siamo europeisti, perché crediamo nell’Europa dei popoli, ma non in quella della finanza e delle oligarchie.

Vogliamo difendere la conquista di una moneta unica, ma vogliamo che sia la moneta dei popoli europei e non lo strumento di potere delle banche. L’euro agisce come amplificatore delle disfunzioni degli Stati nazionali, rendendo impellenti le misure di risanamento che per troppi anni sono state rimandate a “tempi migliori”. Oggi l’euro sta diffondendo la consapevolezza delle politiche irresponsabili che hanno causato l’attuale debito degli Stati sovrani.  Non possiamo sottrarci a queste responsabilità, ma contestiamo la strada che Bce e Ue percorrono, quella della “recessione perpetua”, dell’austerità, della pressione fiscale senza politiche per la crescita.

Crediamo nella sovranità popolare come fondamento della lealtà nazionale e di un giusto e condiviso rapporto tra Stato e persona.

Crediamo che la volontà popolare debba essere rispettata a ogni livello e che non possa essere mortificata da decisioni prese al di fuori del processo democratico. 

Per abbattere la distanza che esiste tra volontà popolare e Governo, occorre restituire ai cittadini la facoltà di scegliere direttamente i propri rappresentanti istituzionali.

In una nazione che deve ritrovare sovranità e democrazia, per poter ripartire sulla strada dello sviluppo serve un diverso ordinamento, un assetto capace di coniugare efficienza e risparmio.

Le scelte:

  • L'Europa va restituita ai suoi popoli con il passaggio dall’Europa economica a quella politica e la conseguente elezione diretta del presidente della Commissione, colmando il deficit di democrazia e popolarità.  La condivisione di sovranità ha un senso se accompagnata a questo processo.
  • Trasformazione della Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza per proteggere l'euro dagli attacchi speculativi, mantenendo la sua indipendenza funzionale e coordinandosi con le altre istituzioni rappresentative.
  • Apertura di una fase costituente per modernizzare le istituzioni italiane con una più moderna ed efficiente Costituzione.
  • Passaggio non più rimandabile a una Repubblica presidenziale, con elezione diretta del Presidente della Repubblica e rafforzamento dei poteri dell'esecutivo. 
  • Eliminazione del “bicameralismo perfetto”: una sola camera legislativa e un Senato delle regioni e delle autonomie locali.
  • Dimezzamento del numero di parlamentari.
  • Equiparazione in Costituzione dell'elettorato attivo e passivo per le elezioni di Camera e Senato, eliminazione di ogni altro vincolo di età per ricoprire incarichi istituzionali, a partire da quello di Presidente della Repubblica.

La Sfida

2) Una nuova etica pubblica

Gli scandali hanno travolto politici, amministratori e dipendenti dello Stato. Una situazione che pone l'Italia agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla corruzione.

Questo fenomeno comporta costi stimati in 60 miliardi l'anno ai quali si aggiungono i costi indiretti, i ritardi nelle pratiche amministrative, il cattivo funzionamento della macchina pubblica, la mala-gestione delle risorse, la perdita di competitività e il freno alla crescita. 

La cattiva politica non è fatta solo d’illegalità e ruberie, ma anche di scelte miopi che fanno ricadere sulle nuove generazioni il costo dei generosi benefici elargiti in cerca del consenso immediato. Come nel caso delle baby pensioni, pagate oggi da giovani che non ne avranno mai una propria o quello che ha progressivamente ridotto investimenti e infrastrutture per gonfiare la spesa corrente e il sistema clientelare.

Non è più tempo di furbizie, non ripeteremo le vergogne della prima Repubblica, non metteremo la testa sotto la sabbia come la seconda.  L’obiettivo non negoziabile è lasciare ai nostri figli una terra migliore di quella in cui viviamo. 

Le scelte:

  • Incandidabilità a vita per chi è stato condannato in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione. Nel nostro partito, nessuna ricandidatura anche per chi avesse tenuto comportamenti inopportuni e comunque in contrasto con i suoi principi di correttezza e trasparenza.
  • Equiparazione dei partiti politici agli enti pubblici con obbligo di bilancio, rendicontazione, pubblicità, limiti e modalità di spesa. A chi non ottempera le prescrizioni di bilancio e non garantisce il rispetto del proprio Statuto diminuisce il finanziamento pubblico gradualmente, fino alla sua eliminazione.
  • Introduzione in Costituzione del principio di equità tra le generazioni e valutazione d’impatto generazionale per le leggi in via di approvazione, principio utile a stabilire che una generazione non può vivere al di sopra delle proprie possibilità a scapito di quelle successive, come avvenuto negli ultimi decenni.
  • Rimozione delle progressioni di carriera per anzianità nella pubblica amministrazione, introducendo valutazioni obiettive di merito e indipendenti per stabilire livelli di responsabilità e relativi stipendi. La carta d’identità non può più bastare.

La sfida

3) Aggredire sprechi e privilegi

Il privilegio è il primo nemico del merito, perché scaturisce da rendite di posizione e non dalla qualità del lavoro. E’ il primo e più odioso fattore che mortifica l'iniziativa privata. Soprattutto nella pubblica amministrazione, dove al dovere del servizio si somma il mandato morale di lavorare per il bene comune. 

Oggi in Italia chi si mette in gioco è costretto a disputare una partita truccata da chi difende vecchi privilegi falsamente ribattezzati “diritti acquisiti”. Che questo accada fino ai più alti livelli  della macchina pubblica non possiamo più tollerarlo.

Occorre colpire la cupola dei privilegiati, i boiardi di stato, i super-manager, gli anacronistici burocrati che nessuna riforma è mai riuscita a scalfire. Non ci si risanerà il bilancio dello Stato, ma si fonderà il vivere comune su un principio di equità ormai rarefatto.

Le scelte:

  • Introduzione di rigorosi criteri di merito per l’accesso alle cariche amministrative, ancor più stringenti man mano che sale il livello di responsabilità nei confronti dello Stato. Creazione di una nuova Scuola di Pubblica Amministrazione, fatta di eccellenze e integrata con i parametri europei.
  • Applicazione del tetto ai compensi pubblici.
  • Revoca delle pensioni d’oro, retaggio della prima Repubblica, pagate con i soldi pubblici. Non ci possono essere più privilegi che resistono nella rivoluzione sociale in atto. Oltre una determinata soglia devono essere calcolate col metodo contributivo.
  • Revoca dei vitalizi d'oro, maturati dopo pochi anni di servizio e cumulabili gli uni agli altri senza alcun limite né criterio. Siano calcolati tutti con il metodo contributivo.
  • Stop ai bonus in busta paga ottenuti per anzianità e non per merito.
  • Abolizione degli sprechi proliferati negli anni e non più sostenibili: sedi di rappresentanza degli enti locali fuori dai propri confini, auto blu per tutto il comparto pubblico, a cominciare da politici, dirigenti e funzionari, spese di rappresentanza fuori misura, sovrapposizione di attività tra enti pubblici.