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Politica

ELEZIONI 2013/ Il programma di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Guido Crosetto

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La sfida

4) Abbattere il debito, ridurre la spesa 

Nella giornata di oggi nasceranno in Italia 1369 bambini. Ognuno di loro troverà ad attenderlo 33mila euro di debiti. Questo macigno è stato caricato da una generazione che ha banchettato con le risorse statali, alzandosi da tavola senza pagare il conto. All’oste i politici dell’epoca devono aver detto: “Aspettate un paio di decenni e qualcun altro pagherà”.  

Oggi l’impresa che abbiamo di fronte è paurosa: ridurre un debito di 2000 miliardi in crescita costante. La sfida è portare il rapporto debito/Pil sotto il 100% nell'arco di 5 anni.

Non è possibile credere che la politica del rigore, fatta di maggiori tasse, sia la ricetta per abbattere il debito. La proposta migliore resta: ridurre la spesa improduttiva e favorire la crescita. 

Le scelte:

Ridurre lo stock del debito:

  • Alienazione di parte del patrimonio immobiliare pubblico e valorizzazione delle concessioni di Stato.
  • Vendita delle società reputate non “strategiche” partecipate dal Tesoro, dalle Regioni e dagli enti locali.
  • Stipula immediata di un accordo con la Svizzera, come fatto da Germania, Austria e Regno Unito,  per tassare i capitali nascosti dagli evasori italiani nei forzieri delle banche elvetiche.

Ridurre la spesa pubblica:

  • Riduzione della spesa pubblica, tagliando gli sprechi e le inefficienze.
  • Lo Stato torni a svolgere il ruolo che gli è proprio, arretrando rispetto a un protagonismo eccessivo sul mercato di beni e servizi. Oggi si contano 4942 organismi partecipati dagli enti locali, ai quali vanno aggiunti quelli partecipati da Regioni e Stato centrale. Si tratta di enti, aziende e società che agiscono nei settori più disparati (meno del 60% di questi si occupa di “servizi pubblici locali”) e che registrano ogni anno diversi miliardi di perdite. La macchina pubblica deve continuare a svolgere poche cose, quelle che le riescono bene, e a un giusto costo per la collettività, senza abbandonare le sue funzioni vitali: sanità, giustizia, istruzione, sicurezza, difesa, servizi essenziali e strategici. Tutto il resto deve essere lasciato alla libera concorrenza.

Interventi sulle entrate dello Stato

  • Lotta all’evasione fiscale. L'imposta annua evasa in Italia è stimata tra 120 e 180 miliardi. La metà deriva dall'economia criminale, altre voci consistenti sono l'evasione delle Big Company e il lavoro sommerso. Una parte contenuta deriva dall'evasione delle Pmi e un’altra residuale dai lavoratori autonomi. Sulla base di questi dati, l’azione di contrasto all'evasione deve concentrarsi su attività criminali, Big Company e banche che compongono oltre i 2/3 dell'evasione totale. Inaccettabile  che il fisco abbia mosso contestazioni alle banche italiane per una somma intorno ai 5 miliardi per imposte non pagate e sanzioni, recuperando solo 1 miliardo, o che la Corte dei Conti abbia contestato alle società di gioco d'azzardo 98 miliardi e lo Stato spera di recuperarne appena 2,5.
  • Introduzione, nei settori a forte sospetto evasione, del “contrasto d’interessi” tra chi fornisce un bene o servizio e chi l’acquista con il sistema della detraibilità del titolo fiscale, come già avviene nelle ristrutturazioni edilizie e secondo le consuetudini di diverse democrazie occidentali.
  • Pieno utilizzo dei fondi comunitari. Nella programmazione 2007-2013 siamo ad oggi a meno del 30% di utilizzo delle risorse disponibili (37,9 miliardi), con addirittura 27 miliardi ancora da spendere. Il rischio è di perdere queste risorse e doverle restituire all’UE, o di utilizzarle, come fatto spesso in passato, grazie a una corsa contro il tempo a discapito della qualità delle iniziative realizzate. Si deve abbattere la farraginosità delle procedure attuative promuovendo azioni di sistema su grandi aree geografiche, introdurre sistemi automatici di sussidiarietà dello Stato centrale per le Regioni in ritardo con l’utilizzo dei fondi di propria pertinenza. Obiettivo zero sprechi.
  • Risvegliare il più grande contribuente d'Italia: la crescita economica. Quando la ricchezza di una nazione si contrae, diminuisce la base imponibile sulla quale lo Stato può contare per le proprie entrate. Grazie alla crescita economica, al contrario, aumenta il gettito dello Stato, anche mantenendo inalterato il livello di tassazione o addirittura riducendolo.

La sfida

5) Crescere, per non morire

Certe volte appare incredibile come il settore privato italiano sia riuscito a restare competitivo; nonostante un contesto drammatico, fatto da una pubblica amministrazione inefficiente, una tassazione infernale, una carenza cronica di infrastrutture, un ginepraio di leggi e ostacoli, una forte presenza della criminalità. Se solo si riuscisse a semplificare la vita al nostro sistema produttivo, ne vedremmo delle belle. Per tutti. Perché maggiore è la crescita, maggiori sono ricchezza ed entrate, migliori sono i conti dello Stato e migliore è lo stato sociale. 

Lo spirito fortemente innovatore che ha caratterizzato l’avvento e l’affermazione del centrodestra in Italia dal 1994 ai giorni nostri ha subito una brusca frenata per l’incapacità di attuare quelle riforme che avrebbero dovuto liberare le energie attive e produttive della nazione. I vincoli imposti dai diversi poteri e interessi consolidati, volta a volta rappresentati da sindacati, finanza, lobby, potentati economici hanno purtroppo avuto la meglio sull’obiettivo di sburocratizzare, sciogliere le energie vitali dai veti incrociati.

In aggiunta, il manifestarsi della crisi mondiale - dapprima di natura finanziaria ed in seguito sfociata con tutta la sua virulenza ai danni dell’economia reale e della capacità produttiva dell’Occidente – ha acuito lo stallo in cui l’opzione offerta dai nostri governi era caduta, forse anche per la mancanza di determinazione e coraggio in alcuni momenti decisivi. 

La nostra economia che, seppure debolmente, sembrava aver superato la grande crisi del 2008-2009 è tornata in recessione con un impatto drammatico sull’occupazione, la produzione, i consumi e più in generale sulla vita stessa delle nostre imprese.

Sulle PMI in particolare, in questi ultimi due anni, si sono concentrate un numero impressionante di negatività: aumento dei costi di produzione, calo consistente di fatturato, aumento generalizzato della tassazione diretta, indiretta e locale, crediti con la P. A. praticamente irrecuperabili, costo del denaro in aumento, possibilità di ottenere finanziamenti sostanzialmente nulla, previdenza sempre più cara e costo del lavoro sempre più pesante.

A fronte di questa tempesta che si è abbattuta sul nostro sistema produttivo, il Governo tecnico ha reputato più utile e urgente dare risposte al mondo finanziario. E' tempo di invertire questa tendenza e rimettere al centro dell'azione di Governo l'economia reale.

FRATELLI d’ITALIA – Centrodestra Nazionale nasce proprio con l’obiettivo di riprendere e far proprie le sfide innovative che il PdL non ha saputo portare a compimento, muovendo anzitutto nella direzione di sostegno all’impresa ed al lavoro.

Le scelte:

  • Riduzione della pressione fiscale, che oggi è ufficialmente del 45,3% ma in termini reali arriva al 54%, triste primato mondiale. Meno tasse si può e si deve. E' ormai non più procastinabile ridurre il carico fiscale, partendo da una riduzione degli oneri fiscali e dell'IRAP, poi delle imposte sui redditi (iniziando dalle aliquote più basse) ed infine delle imposte sui consumi. Una forte e progressiva riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, concentrata, appunto, sugli oneri sociali, sulla base imponibile IRAP e sull'IRPEF sui bassi redditi da lavoro dipendente, è l'unico modo per acquistare in fretta competitività. Per questo può essere un utile segnale introdurre in Costituzione un tetto alla tassazione al 40% nel rapporto tra entrate tributarie e Prodotto interno lordo.
  • Rispetto dello statuto dei contribuenti. Approvato nel 2000, avrebbe dovuto difendere il cittadino per non farne un suddito ma, solo nel 2010 la fondazione dei commercialisti contava più di 400 violazioni. Le regole sono state violate con valanghe di norme fiscali che hanno avuto effetti nello stesso periodo d’imposta o addirittura retroattivi. Lo Stato e le sue agenzie siano i primi a rispettare le proprie leggi. 
  • Rivedere il cosìddetto "redditometro". E' necessario che tale istituto venga profondamente rivisto e migliorato, da una parte eliminando alcune evidenti anomalie ed illogicità al fine di dare una sempre più veritiera rappresentazione della capacità contributiva dei soggetti sottoposti a controllo, e dall'altra introducendo tutte le necessarie garanzie a tutela del contribuente che oggi vede fortemente limitato il proprio diritto di difesa. E' necessario prevedere adeguati mezzi e meccanismi di tutela e difesa, quali in primo luogo la chiara definizione della natura di presunzione semplice, con conseguente onere della prova a carico dell'Amministrazione finanziaria, la preclusione a quest'ultima di poter procedere all'iscrizione a ruolo a titolo provvisorio delle maggiori imposte accertate e delle sanzioni in pendenza di giudizio, se non solo dopo l'eventuale sentenza di condanna in primo grado, la previsione che l'eventuale avviso di accertamento deve riportare, a pena di nullità, le motivazioni in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente in sede di contraddittorio.    
  • Abrogazione immediata dell’imposta sulla prima casa e restituzione dell'IMU prima casa pagata nel 2012 attraverso una emissione straordinaria di titoli di Stato. Trasferimento del gettito integrale dell’IMU sulla seconda casa ai comuni, così come era previsto nella riforma federalista interrotta dal Governo Monti. Aumento della tassazione sulla restante rendita improduttiva (fondi speculativi, beni immobili non locati, etc). L’IMU sulla prima casa vale circa 3,4 MLD, vale a dire appena lo 0,4% della spesa pubblica, importo recuperabile riducendo sprechi e inefficienze.
  • Non pignorabilità della casa in cui si vive una famiglia. La prima casa è il principale patrimonio delle famiglie italiane, primo passo per la sicurezza e la crescita economica e sociale. Oggi queste famiglie hanno paura: Equitalia, l’agente riscossore dell’Agenzia delle Entrate, per debiti non pagati e sanzioni varie ha pignorato 37.000 case nel 2010 e 44.000 nel 2011. Nel 2012 i pignoramenti sono aumentati del 22,8 % e saranno con ogni probabilità circa 50.000. Un numero impressionante. Chi ha comprato casa con i sacrifici di una vita ha conquistato un diritto: nessuno può togliergliela a meno che non sia lui a impegnarla come garanzia, ad esempio per il mutuo o per un prestito da lui deciso. Basta alle case pignorate per multe al codice della strada! 
  • Rivedere il patto di stabilità per i piccoli Comuni, differenziando il trattamento della spesa corrente dalla spesa in investimenti.
  • Semplificazione e facilitazione della contribuzione. Nel 2011 sono state contate 1869 leggi fiscali parzialmente o interamente in vigore e 1086 modifiche introdotte al Testo unico delle imposte dal 1988.
  • Piena attuazione del federalismo fiscale secondo il principio “voto, vedo, pago”. Ovvero più la cassa è prossima al controllo diretto dei cittadini (municipi), più facile sarà evitare un cattivo uso dei proventi dalla tassazione. Superare il principio della spesa storica accelerando il passaggio al meccanismo dei costi standard.
  • Regole semplici per ridurre il carico di norme e adempimenti burocratici per le imprese che pesano sulle aziende italiane per 23 miliardi l’anno pari ad un punto e mezzo di PIL.
  • Dare concretezza alla soluzione dell’annoso problema degli oltre 60 miliardi di crediti vantati dalle imprese nei confronti della P. A. per lavori già svolti, servizi già resi, forniture già effettuate.
  • Ripresa degli investimenti e delle infrastrutture. La riduzione della spesa deve essere concentrata nella spesa improduttiva, ma non deve precludere la possibilità di realizzare le opere necessarie per migliorare il contesto in cui agiscono le imprese e vivono i cittadini.
  • Riprendere ed accelerare il cammino verso una politica europea finalizzata alla crescita: eurobond, project bond e, insieme, l’esclusione degli investimenti infrastrutturali dal computo del deficit rilevante ai fini del rispetto degli obiettivi del fiscal compact.

La sfida

6) Difendere la specificità della nostra economia 

Nel panorama descritto, reso ancor più complesso dal protrarsi della crisi internazionale, l’Italia è sin qui riuscita a mantenere un sistema competitivo grazie alla particolare morfologia della propria struttura economica: la presenza di un sistema parcellizzato di piccole e piccolissime imprese ha consentito – nella lunga stagione dello sviluppo economico - una grande flessibilità alle condizioni del mercato, oltre che aver costituito il naturale ambito di sviluppo della fantasia e della creatività produttiva delle nostre imprese. Ma la ridotta dimensione, in tempo di crisi e di globalizzazione dei cicli produttivi e commerciali, paga il dazio alla minor capacità di attingere alle risorse finanziarie necessarie per mantenere la competitività e investire su innovazione e  nuove tecnologie.

Si deve riconoscere che l’operazione “scudo fiscale”, ovvero l’opportunità offerta per far rientrare capitali indebitamente trasferiti all’estero pagando una tassa agevolata, non ha sortito in questo senso gli effetti auspicati: a fronte di oltre 100 miliardi di Euro regolarizzati, meno di 5 sono stati reinvestiti nelle aziende di proprietà di chi ha riportato i capitali in Italia.

La successiva scelta del governo tecnico di rinegoziare il tasso di imposizione  con effetto retroattivo, non ha prodotto il gettito atteso e ha invece gravemente nuociuto alla credibilità di uno Stato che prima negozia delle condizioni con i suoi contribuenti e poi le cambia unilateralmente, dopo che i cittadini hanno deciso di dar credito alla proposta transattiva. 

Molta parte delle inefficienze della struttura pubblica, dei servizi connessi, dei controlli necessari e del grado di intermediazione tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione, è stata sin qui compensata da una vasta e qualificata rete di professionisti, che hanno sopperito alle inefficienze se non alla incapacità ad agire dello Stato. Medici e farmacisti nell’ambito dell’offerta del servizio socio-sanitario; notai e avvocati nelle transazioni, certificazioni e compito di esazione anticipata e diretta, come nella semplificazione e gestione di parte della giustizia civile e del contenzioso minore; commercialisti per il controllo, la certificazione e l’intermediazione telematica, oltre che per i compiti di ausilio alle verifiche delle Autorità vigilanti; ingegneri, architetti e geometri per il compito di controllo, governo e verifica di compatibilità nell’uso e sviluppo del territorio. Hanno tutti svolto un ruolo insostituibile di supporto alle esigenze dello Stato.