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ELEZIONI 2013/ Il programma di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Guido Crosetto

Pubblicazione:venerdì 22 febbraio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Le scelte

  • Dislocazione della Giustizia sul territorio.
    E’ indispensabile riattivare gli Uffici Giudiziari recentemente soppressi e abrogare tutte le leggi che negli ultimi anni hanno disposto la chiusura di molti Tribunali.
    La distribuzione capillare della Giustizia sul territorio è indispensabile per garantire ai cittadini facilità di accesso al sistema e consapevolezza della presenza dello Stato, ma dovrà tener conto di molteplici fattori, tra cui la domanda di giustizia che dal territorio proviene.
    Dobbiamo, quindi, ridisegnare le circoscrizioni giudiziarie con cognizione di causa, e dopo aver raccolto tutti i dati necessari a garantire una giusta e corretta distribuzione degli uffici.
    E’ indispensabile prevedere un coinvolgimento degli enti locali nell'amministrazione della giustizia, nell'organizzazione  nel reperimento delle risorse, nei momenti decisionali di natura amministrativa.
    E’ necessario che la geografia giudiziaria sia svincolata dalla geografia amministrativa.
    Non è obbligatorio che il circondario di un Tribunale coincida con una Comune o con una Provincia, così come non è obbligatorio che il distretto di Corte d’Appello abbia portata regionale.
  • Soggetti della giurisdizione.
    La giustizia è un momento fondamentale della vita dello Stato, ragion per cui tutti i soggetti che interagiscono nel suo nome devono rispondere all’etica della responsabilità, nella considerazione della sacralità del sistema.
    Partendo dal dato oggettivo dell’esistenza  di un elefantiasi della Giustizia, sia con riferimento alla quantità, che con riferimento all’organizzazione, dobbiamo riconfigurare ruoli e poteri di tutti i soggetti che interagiscono nel processo e al di fuori del processo, ripristinando per tutti il concetto della responsabilità.
    All’etica della responsabilità corrisponde l’esigenza di una migliore preparazione universitaria e di una costante formazione di tutti coloro che rivestono un ruolo nella soluzione delle controversie.
    In campo civile e, per i reati perseguibili a querela di parte, anche nel settore penale, per recuperare risorse e velocizzare la soluzione delle liti, si potrebbe ipotizzare la valorizzazione del ruolo degli Avvocati, da formare anche nelle tecniche di mediazione, in maniera tale da consentire il loro valido apporto nella soluzione stragiudiziale della controversia, ed evitare il ricorso immediato al processo.
    In campo civile e penale, si potrebbe immaginare una riforma della Magistratura Onoraria, unificando le diverse figure attualmente esistenti, e assegnandole un settore di giurisdizione ben definito.
    In tal modo, attraverso l’attività preventiva diminuirebbe il contenzioso giudiziale, e attraverso l’ampliamento e la razionalizzazione dei settori d’intervento dei magistrati onorari, sarebbero devoluti  alla magistratura ordinaria solo quei processi più importanti e delicati, con particolare riferimento al settore penale ed al settore del diritto di famiglia e minorile, ambiti che toccano i diritti fondamentali della persona.
  • Il processo.
    Se le modifiche richieste a proposito dei soggetti della giurisdizione fossero a regime, un passo notevole sulla velocizzazione del processo sarebbe già compiuto. In ogni caso i principi rispetto ai quali non si possono compiere passi indietro sono il regime delle garanzie e il principio della disponibilità nel processo civile.
    Il nostro lavoro sarà indirizzato verso la semplificazione dei riti e la specializzazione, privilegiando la settorializzazione del sistema.
    Vediamo, ad esempio, con favore l’istituzione del Tribunale della Famiglia, in grado di accorpare i diversi settori giurisdizionali attualmente esistenti, di specializzarsi per l’area tematica e trattare unitariamente tutti i problemi riguardanti la famiglia: dalla separazione tra coniugi, all’affidamento dei figli, alla tutela dei minori, sino al diritto penale minorile, nell’ottica dell’imprescindibile tutela dei diritti dei minori nati nel matrimonio o al di fuori di esso.
    I costi di accesso alla Giustizia dovranno essere ridotti, poiché tutti devono avere la possibilità di accedervi.
    Nel processo penale è necessario prendere atto che il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale è solo un dogma, dal momento che la decisione su quali processi portare avanti o quali reati perseguire è, in realtà, rimessa alla volontà del singolo magistrato, che non risponde a nessuno delle sue scelte. Bisognerà cominciare a ragionare di indirizzi generali di politica criminale da affidare al Parlamento. E portare avanti la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, non solo per garantire la terzietà di chi decide, ma anche per poter godere di Procure altamente specializzate che possano stare al passo con la complessità dei crimini.
    Per contrastare il crimine è necessario incrementare e formare le forze dell’ordine, consentendo loro di operare con tecnologie avanzate diffuse sul territorio, e non limitate nella disponibilità a pochi gruppi di eccellenza.
  • L’esecuzione della pena – La funzione della pena.
    Attualmente, l’incapacità dello stato di gestire velocemente i processi comporta speso l’impunità di chi delinque. Non solo, ma l’inadeguatezza delle strutture e del sistema di applicazione, non consente, alla pena, nei casi in cui deve essere scontata, di svolgere quella funzione sì punitiva, ma nel contempo rieducativa, che il nostro ordinamento le assegna.
    Sono quindi necessari interventi di snellimento del processo, conservando tutti gli indispensabili sistemi di garanzia e agendo sull’organizzazione, nonché una nuova formulazione del sistema di applicazione della pena, così da consentire innanzitutto che la pena sia scontata, in secondo luogo che il condannato non si abbrutisca in carcere e non diventi solamente un peso per se stesso e per la società.
    Si potrebbe ipotizzare come regola lo svolgimento di lavori socialmente utili, e limitare la restrizione della libertà personale a precise tipologie di reato, o a quelle personalità essenzialmente criminali.
    Si dovrebbe ripristinare la regola della restrizione in istituti differenti, a seconda del reato commesso, e separare chi è in attesa di giudizio da chi sta scontando una pena definitiva.
    Il problema del sovraffollamento non può essere risolto né ricorrendo a generalizzati sistemi di premialità, né necessariamente costruendo più carceri.
    Dobbiamo evitare che il detenuto costituisca solo un peso per la società, trasformandolo in una risorsa e restituendogli quella dignità che non può essere negata a nessun essere umano.
    Nel contempo, è giusto che le vittime di reati non si sentano tradite dallo Stato e che il personale che opera nelle carceri sia formato e gratificato.
  • Responsabilità e responsabilizzazione dei soggetti della giurisdizione.
    Il tema della responsabilità e della responsabilizzazione di tutti i soggetti che interagiscono nell’amministrazione della giustizia, dovrà trovare ampio risalto.
    Non è possibile tollerare l’inesistenza di “sine cure” vale a dire aree di impunità assoluta. Tutte le categorie professionali interessate dovranno osservare e far rispettare adeguati codici deontologici per ciò che riguarda la rispettiva “giustizia interna”, ed assicurare l’espulsione di coloro che tali principi non rispettano.
    Ciascuno dovrà rispondere delle proprie azioni nei confronti dei soggetti danneggiati dal proprio operato, senza che ciò possa limitarne l’autonomia e l’indipendenza, ma garantendo i cittadini da errori ed abusi.
  • Giustizia Amministrativa
    I rapporti tra cittadino e Pubblica Amministrazione dovranno essere improntati a giustizia e trasparenza. E ciascuno dovrà avere la possibilità di ricorrere al Giudice ogni qualvolta ritenga di essere stato vittima di un errore o di un abuso, senza essere costretto a sostenere gli attuali ingenti costi del processo amministrativo.
    Il contenzioso amministrativo dovrà essere prevenuto garantendo maggiori poteri di partecipazione al procedimento da parte del cittadino, incentivando il ricorso agli accordi e a forme di mediazione preventiva.
    Alla luce dei risultati conseguiti, dell’utilità sociale  e dell’esame del rapporto costi/ benefici, andrà ripensato e riesaminato il ruolo delle numerose Autorità Garanti istituite nel tempo, per evitare duplicazioni e non disperdere risorse essenziali.

 

La sfida

11) La tutela della natalità e delle famiglie 

L’Italia resta in una condizione di crescita zero; il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa. Tutti i dati disponibili descrivono un’emergenza sociale che mette a rischio il diritto alla vita nel presente e nel futuro.

La situazione di forte crisi che l'Italia sta attraversando, impatta in modo diverso sui cittadini, aumenta il divario sociale, non consente ai giovani di pensare in prospettiva, lasciandoli nell’incertezza su più fronti, compreso il progetto di fare famiglia. Le nuove coppie non hanno garanzie di sostegno: trasferimenti e sgravi fiscali scarsi e non diretti all’utilizzo di servizi, asili nido insufficienti, servizi educativi e scolastici con rette alte, mancanza di una rete sussidiaria, assenza di tutela delle donne con contratti atipici, assenza di agevolazioni per l’accesso alla casa.   

Sono alcuni degli ostacoli che le coppie devono affrontare per conquistare la possibilità di essere genitori. Intendiamo promuovere con decisione la natalità e sostenere la coppia nell’importante compito educativo, per restituire alle giovani generazioni il “diritto al futuro”. 

Le scelte:

  • Introduzione del quoziente familiare. Una battaglia antica e moderna per alleggerire il carico fiscale proporzionalmente al numero dei familiari. Criterio volto a favorire la natalità per una nazione che lentamente sta morendo. Introduzione del quoziente solo per redditi che non superino una determinata soglia e sistema di assegni familiari a favore delle fasce più povere che non troverebbero giovamento. Il costo stimato è di 12 mld. La spesa pubblica annuale è di 800: il gioco vale la candela.
  • Introduzione del quoziente familiare come criterio di selezione per le agevolazioni, secondo un’attenta valutazione delle condizioni della famiglia. Tale proposta propone sconti sulle tariffe basati su parametri che riducono il valore ISEE. Riguardano il numero dei figli, l’età, la condizione di disoccupazione e la presenza di disabilità in famiglia.
  • Possibilità di accesso al periodo di astensione lavorativa, specialmente nel primo anno di vita, per entrambi i genitori.
  • Iva al 4% sui prodotti per l’infanzia.
  • Rimuovere le cause economiche e sociali, che portano a rinunciare alla maternità, attraverso forme di sostegno ed una corretta applicazione della legislazione vigente.
  • Rilancio dell’occupazione femminile, garantendo il part-time e diffondendo il telelavoro; tenuto conto che l’indice di natalità aumenta dove cresce l’occupazione femminile.
  • Potenziamento dell’offerta pubblico-privata degli asili nido, anche mediante la promozione di forme associative di gestione, fondate su un patto di solidarietà tra le famiglie  e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.
  • Forme d’incentivo per l'apertura degli asili nido sul posto di lavoro, condominiali e in case private secondo il modello dei Tagesmutter.   
  • Sostegno al cosiddetto "Condiviso bis": prosecuzione di ogni iniziativa legislativa a sostegno delle politiche a favore della bigeitorialita' intesa come diritto dei figli di poter crescere in maniera equilibrata con entrambi i genitori anche in caso di loro separazione. 
  • Introduzione di una concreta politica abitativa per le giovani coppie. Rifinanziamento del Fondo di garanzia per l'acquisto della prima casa per le giovani coppie e i precari.


La sfida

12) L'Italia tra cultura e turismo

L'Italia possiede ricchezze ben più rare e preziose del petrolio, oltretutto inesauribili: la cultura, l’arte e il paesaggio.

Solo considerando i siti Unesco censiti in Italia, emerge che il nostro Paese detiene il più alto numero di siti al mondo, risultando il più visitato. Infatti su 936 siti presenti in 153 paesi, ben 47 sono in Italia. Se consideriamo il patrimonio non censito, opere d'arte, musei, monumenti, luoghi naturali, borghi e patrimonio enogastronomico è facile capire come si sia diffusa l'idea che l'Italia detenga il 70% del patrimonio culturale mondiale. Un’esagerazione fondata su una verità.

A fronte di ciò, queste ricchezze appaiono poco e mal utilizzate.

Per capire l'anomalia della gestione del nostro patrimonio è utile considerare che si pagano quasi 10 euro per accedere alla torre Eiffel, 25 dollari per l’Empire State building, 20 euro per il Big Ben di Londra, 13 per la Sagrada Familia di Barcellona, 15 per lo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Prezzi ben superiori ai 9 euro per il Colosseo, gli 11 di Pompei, i 6 della Mole Antonelliana o i 6,50 per la galleria degli Uffizi. A ciò si aggiunge la quasi totale assenza di attrattive collaterali.

Il patrimonio culturale presenta un’enorme potenzialità economica, turistica e occupazionale. L’arte e la cultura sono per l’Italia un forte elemento di coesione e ‘identità’. Fino a oggi è stato oggetto di scarsa valorizzazione. Occorre intervenire con un radicale capovolgimento.

Le scelte:

  • Intervento con strumenti per sviluppare una politica di sistema, indispensabile per poter sostenere la competizione con i Paesi concorrenti. Gli aspetti su cui insistere sono due: potenziamento della rete di servizi e investimenti sulla formazione degli operatori.
  • Investimento sul turismo e promozione del marchio “Italia”, mettendo a sistema le attrazioni e collegandole con chi offre ospitalità, ristorazione, servizi di guida, piuttosto che con l’agroalimentare, rendendo accessibile la rete e non il singolo monumento.
  • Forte ed incentivante politica di defiscalizzazione, anche tramite ricorso all’istituto del credito d’imposta, a favore del privato che intenda investire in infrastrutture connesse al turismo ed all’ampliamento e miglioramento delle strutture ricettive di accoglienza.
  • Formazione decisa, moderna, innovativa degli operatori e riqualificazione di quelli esistenti. Basta con gli improvvisati.
  • Avvicinamento della scuola e dell’università al mercato del lavoro, riducendo la distanza tra l’esigenza di competenze delle imprese e l’offerta fin qui disponibile. Rimodulare gli indirizzi formativi rivolti al turismo, dagli istituti professionali alle Università.
  • Accesso alle Soprintendenze per i giovani.  Da più di 10 anni non sono banditi concorsi, si sono moltiplicate le sedi distaccate con proliferazione di incarichi dirigenziali. Occorrono nuovi concorsi e il varo di una nuova generazione di Soprintendenti che sappia coniugare cultura della conservazione con gestione economica, tutela dei beni con loro messa a reddito, dando nuova vitalità a un’attività percepita solo come interdittoria. L’Italia deve sfornare le eccellenze mondiali di questo settore.
  • Finanziamento dei Beni culturali con i Beni culturali. Attualmente tutti gli introiti (dagli ingressi ai diritti di copyright sulle immagini del nostro patrimonio) vengono versati al Ministero delle Finanze e solo in minima parte riutilizzati per la cultura.  È necessario che tutte queste entrate siano destinate a restauri, tutela, valorizzazione, formazione.
  • Restauro del pubblico con il privato. L’abbandono di intere aree archeologiche e opere d’arte impone il ripensamento del sistema dei restauri e una decisa attività di conciliazione degli interventi manutentivi con il privato. Serve garantire defiscalizzazione e sgravi tributari (come all’estero) e un regime fiscale per il restauro che sia un incoraggiamento alle imprese a maturare appeal pubblicitario di qualità.
  • Valorizzazione dell’esistente invisibile. Tutti i musei italiani hanno depositi ricchissimi di materiali storici e artistici. E’ mancata finora la volontà di valorizzare questo giacimento. È necessario catalogare e creare una rete tra Musei e Soprintendenze che elabori attività espositive dedicate a queste opere. La loro itineranza internazionale deve essere agevolata con procedure snelle, forme di “affitto a lungo periodo” accompagnate dal ‘marchio Italia’, con vantaggi di ricavo e di pubblicità per il nostro patrimonio culturale.
  • Agevolazione della fruizione del patrimonio culturale a parte della popolazione, anche attraverso l’obbligo di apertura delle strutture pubbliche di interesse artistico e culturale nelle giornate festive e prevedendo forme di incentivazione alla presenza di famiglie e scolaresche.
  • Studio e realizzazione di nuovi media per il patrimonio artistico. Attualmente i nostri musei sono privi di siti web di divulgazione, i pochi esistenti sono obsoleti e inutilizzabili. Non è rinviabile l’accesso alle moderne tecnologie, anche per incoraggiare i nuovi fruitori – la generazione dei nativi digitali – detentori della nuova domanda.
  • Il rischio snaturamento delle città storiche sotto i colpi delle esigenze commerciali va controllato e contrastato. Gli elementi caratteristici dei centri storici o dei quartieri identitari (nuclei urbani liberty, razionalismo, ecc.) devono essere difesi in quanto divulgatori di cultura italiana e attrazione a loro volta. Botteghe artigianali, musei di settore, librerie, attività primarie devono essere salvaguardati mediante agevolazioni fiscali, ma anche con un’economia di scala, sul modello dei centri commerciali. Una politica di consorzi di strada va incoraggiata con strumenti idonei.
  • Riapertura del negoziato con la Commissione Europea al fine di concordare una soluzione normativa per valorizzare e stabilizzare le concessioni demaniali balneari al fine di garantire la continuità d'impresa e il rilancio degli investimenti diretti e dell'indotto.



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