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ELEZIONI 2013/ Il programma di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Guido Crosetto

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La sfida

13) Costruire il futuro partendo da scuola e università 

L’Italia deve ripensare il suo sistema educativo: la scuola e l’università devono tornare ad occupare quel ruolo centrale di formazione della persona che fa di esse un fattore insostituibile per lo sviluppo culturale e professionale della Nazione.

Nel campo della scuola, è necessario razionalizzare gli investimenti pubblici per garantire che le risorse siano realmente impiegate per la formazione costante dei docenti e per la sicurezza degli istituti scolastici, che immaginiamo come poli culturali e aggregativi per il territorio in cui sono inseriti, aperti anche oltre l’orario didattico. L’università deve aggredire gli sprechi e i privilegi per onorare le sue missioni sociali: la didattica, la ricerca e il ruolo attivo nello sviluppo del territorio. 

E' fondamentale ridurre il tempo ancora eccessivamente lungo, rispetto agli altri Stati occidentali, per il conseguimento dei titoli professionali, che rappresenta un grave svantaggio di competitività per la nostra nazione.

Rafforzare il legame tra sistema formativo e impresa e rivalutare la cultura umanistica, che costituisce uno dei più importanti strumenti di crescita culturale dell’Italia.

Meritocrazia, valutazione, trasparenza, qualità e innovazione devono essere le parole d’ordine da declinare in tutti i settori in cui si articola il nostro sistema di istruzione e formazione, per costruire una società fondata sulla conoscenza, sulla cultura e sull’educazione.

Le scelte:

  • Riavviamento del processo di autonomia amministrativa e finanziaria delle istituzioni scolastiche e universitarie e coniugarlo con seri criteri di responsabilità, per assicurare una gestione delle risorse più oculata e più attenta ai bisogni delle strutture. 
  • Revisione della geografia delle istituzioni universitarie sul territorio nazionale, per cancellare le duplicazioni, le sedi inutili e abbattere i costi di gestione.
  • Implementazione dei sistemi di valutazione e di aggiornamento culturale e professionale della classe docente, per permettere ai professori di svolgere al meglio la propria funzione educativa, strategica per lo sviluppo dell’Italia.
  • Incentivazione dell’apertura delle istituzioni scolastiche e universitarie oltre l’orario didattico, rilanciando accordi e convenzioni con associazioni sportive, culturali e del terzo settore, anche in sinergia con gli Enti locali, per sviluppare attività rivolte agli studenti, alle loro famiglie e al territorio.
  • Potenziamento dell’educazione motoria e sportiva sia nella scuola primaria sia nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Allo sport deve essere riconosciuto il fondamentale contributo che esercita come strumento di inclusione e crescita sociale dei giovani e di insegnamento a seguire un corretto stile di vita. Per questo deve essere prevista lintroduzione nella 4° e 5° elementare, anni in cui si determina il rapporto del bambino con l'attività fisica, dell'insegnamento dell'attività motoria da parte di personale qualificato (IUSM).
  • Attenzione al problema della sicurezza di tutte le strutture scolastiche, rendendo immediatamente disponibili i fondi destinati all’edilizia scolastica già stanziati e non ancora spesi ed escludendoli dal patto di stabilità.
  • Affermazione della centralità della funzione docente nella società della conoscenza. Il sistema oggi non è in grado di appagare le aspirazioni delle forze positive presenti nella scuola e nell’università, con il grave rischio di frustrare le legittime aspettative e di allontanare  dalla professione i migliori talenti. È necessario costruire un sistema più efficiente di progressione della carriera del personale docente, pena la dispersione del capitale umano e professionale, indispensabile per raggiungere adeguati livelli di qualità nel processo educativo.
  • Snellimento delle procedure burocratiche per sostenere la mobilità europea degli studenti italiani, attraverso lo sviluppo di scambi bilaterali e nuove partnership tra le università e gli enti pubblici di ricerca.
  • Ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario alle università non solo sulla base di criteri meramente quantitativi come il numero degli iscritti, ma soprattutto su parametri di efficienza, eccellenza, qualità dei servizi e della ricerca, adeguati alla media dei costi standard per studente negli Stati membri dell’Unione Europea e dell’Ocse. Una quota del Fondo deve essere, inoltre, destinato obbligatoriamente al finanziamento di assegni di ricerca e della borse di dottorato.
  • Istituzione del Fondo per il prestito d’onore.

La Sfida

14)  La rete e la rivoluzione digitale: una grande opportunità 

L’Unità nazionale va garantita anche attraverso le infrastrutture digitali. Il digital divide, limita le possibilità di integrazione sociale e culturale, ma anche lo sviluppo economico. Il processo di digitalizzazione non può essere percepito dalla classe dirigente come poco più di un orpello estetico, la capacità di innovazione e creatività del nostro tessuto produttivo da cui dipendono nuova ricchezza e competitività può crescere solo se si recupera il gap con altre nazioni. 

L’Italia è tra i paesi meno avanzati del G-20 per penetrazione della banda larga e sviluppo della internet economy. La nostra economia della rete vale solo il 2% del Pil contro il 4,1% dei paesi industrializzati. Solo il 15% degli italiani utilizza l’ e-commerce contro il 43% della media Ue.

Le ricerche dimostrano che il tasso di innovazione di un paese è legato alla penetrazione della rete. L’Italia ha un vantaggio, indiscutibile e non ancora sfruttato. Oltre il 95% del tessuto produttivo è rappresentato da PMI che realizzano il 70% del fatturato totale e generano l’80% degli occupati; la penetrazione di internet nelle aziende con meno di 10 dipendenti è bassa, meno della metà. La nostra tipologia è compatibile con l’internet economy proprio perché caratterizzata da imprese flessibili, agili, capaci di stare sul mercato globale con velocità di adattamento, come richiede la rete. Un potenziale sfruttato in minima parte.

Le scelte:

  • Rispetto del programma dell’Agenda digitale italiana che prevede la diffusione della banda larga su tutto il territorio nazionale entro il 2013 e banda ultra larga al 50% della popolazione entro il 2015
  • Sostegno allo sviluppo di start up o progetti d’impresa che agiscono nel comparto della internet economy, non solo attraverso il sistema del reperimento dei capitali ma anche nello snellimento burocratico e l’agevolazione fiscale allo scopo di limitare il rischio di “corporate drain”, cioè la fuoriuscita delle migliori idee innovative dal nostro paese.
  • Riduzione al 4% dell’Iva sull’acquisto e la vendita online di contenuti digitali per sviluppare le attività di e-commerce.
  • Proposta d’inserimento di crediti formativi agli studenti che s’impegnano alla formazione delle generazioni non “computer literate”, per favorire l’inclusione digitale.
  • Promozione e sostegno per progetti di formazione sullo sviluppo della digitalizzazione delle Pmi, in collaborazione con università e operatori di rete e di tlc.

La sfida

15) I nuovi italiani: immigrazione e integrazione 

Nessuna nazione può ospitare più persone di quante ne possa accogliere e assistere. Non c’è niente di ‘umanitario’ nell’aprire indiscriminatamente le frontiere, per poi destinare a una vita di marginalità e povertà chi entra in Italia.

L’esperienza, anche nelle nazioni che per il portato della stagione coloniale sono caratterizzate da elevata vocazione multirazziale come la Francia o la Gran Bretagna, insegna che i percorsi di integrazione sono lunghi e mai scontati. E che troppo spesso sacche di disperazione accolte indiscriminatamente si inseriscono nei tessuti indigeni di maggior disagio, generando conflitti sociali, fenomeni di delinquenza ed  estensione di episodi di asservimento al crimine organizzato. L’equazione immigrazione/delinquenza deve essere culturalmente combattuta, ma lo Stato non deve mai abbassare la guardia verso fenomeni che diminuiscano nei cittadini anche solo la percezione di sicurezza, che va sempre intesa come prima garanzia per la realizzazione di qualunque forma di libertà. 

Governare i flussi, controllare le frontiere, imporre il rispetto della legalità, è la strada per garantire accoglienza, integrazione, solidarietà. Una politica efficace cui il governo di centrodestra aveva dato corso è stata smontata solo dalla guerra in Libia e dalla ‘primavera araba’, che hanno generato una nuova ondata di profughi.

Insieme al contrasto intransigente verso la clandestinità, deve procedere di pari passo il percorso verso la piena integrazione dei nuovi cittadini. Perché l’Italia sia la terra di chi la ama, la conosce, ne rispetta Costituzione e tradizioni culturali e religiose.

Le scelte:

  • Rafforzamento del meccanismo degli accordi bilaterali con gli Stati di provenienza degli stranieri al fine di governare i flussi, attuazione di politiche di rimpatrio, coordinamento della sicurezza, azione diplomatica sullo scacchiere mediorientale.
  • Inasprimento contro i nuovi mercanti di esseri umani, la diffusione del lavoro nero, del caporalato e dello sfruttamento.
  • Introduzione meccanismi di incentivo all’apprendimento della lingua, della cultura e della Costituzione italiane.
  • Introduzione, a richiesta e senza demagogici automatismi, del diritto alla cittadinanza italiana per le “seconde generazioni”, non per semplice nascita sul territorio nazionale, ma secondo il principio che chi completa l’intero ciclo della scuola dell’obbligo e dimostra piena integrazione e volontà di ottenimento della cittadinanza è da reputarsi titolato ad averla.